I fortissimi venti che spirano dal cuore dell'Antartide verso la costa giocano un ruolo fondamentale nella variazione dell'estensione del continente, più delle temperature e delle precipitazioni. Lo ha determinato un nutrito team di ricerca italiano composto da studiosi di vari istituti ed atenei, fra i quali l'Università di Siena, l'Università Ca’ Foscari di Venezia, il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra), il CNR e l'Enea. La ricerca italiana è inserita nei progetti internazionali Holoclip e Taldice, dedicati allo studio degli ecosistemi antartici e degli effetti sul ghiaccio prodotti dal riscaldamento globale.

Gli studiosi, coordinati dal professor Massimo Frezzotti, glaciologo presso l'Enea, si sono concentrati in particolar modo sul Mare di Ross, la cui superficie ghiacciata ha mostrato valori in controtendenza con quelli prodotti dal riscaldamento globale dal 1978. In altri termini, è aumentata in estensione invece che ridursi. Il fenomeno, indica Frezzotti, è legato proprio ai velocissimi venti che soffiano verso la costa antartica, dove toccano anche i 300 chilometri orari. Nell'area costiera si formano infatti nuovi blocchi di ghiaccio, che vengono continuamente spinti al largo dal vento. Qui si uniscono fra loro e permettono la formazione di una banchisa sempre più grande. Poiché il ghiaccio riflette i raggi solari, l'estensione dell'Antartide ha effetti anche sull'innalzamento delle temperature.

Il team di Frezzotti e colleghi non si è limitato a valutare i parametri degli ultimi decenni, ma attraverso carotaggi, analisi di sedimenti marini e lo studio di fossili di pinguini di Adelia e leoni marini ha tracciato un profilo dell'Antartide degli ultimi 10mila anni. Le colonie di animali, ad esempio, occupano aree specifiche della superficie ghiacciata, e analizzandone i resti fossili con la datazione al carbonio 14 è possibile capire come si è spostato il ghiaccio nel corso del tempo. Anche lo studio delle diatomee, piccole alghe unicellulari, ha fornito ulteriori indizi sull'estensione del ghiaccio in risposta alle variazioni climatiche. Unendo tutti questi parametri è emerso che l'Antartide iniziò a restringersi circa 10mila anni, per poi tornare ad accrescersi nel 1.600 AC. Successivamente il ghiaccio si è ristretto di nuovo e poi è tornato ad aumentare. Queste variazioni, spiegano gli studiosi, potrebbero aiutare a prevedere il comportamento del ghiaccio antartico in futuro in risposta al riscaldamento globale. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.

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