Credit: NASA
in foto: Credit: NASA

L'uomo può percepire il campo magnetico terrestre, alle cui variazioni il cervello risponde automaticamente. Si tratterebbe di una sorta di nuovo senso, la magnetorecezione, che va ad aggiungersi alla lista dei cinque sensi classici (olfatto, vista, udito, gusto e tatto) e a quella di tutti gli altri suggeriti dai neurologi, che spaziano dal dolore all'equilibrio, passando per gravità, temperatura e così via. A dimostrare che anche l'Homo sapiens possiede la capacità di percepire il campo magnetico della Terra – come uccelli, rettili, balene, cani e altri animali – è stato un team di ricerca internazionale guidato da studiosi del California Institute of Technology (Caltech) e dell'Università di Tokyo. Gli scienziati, coordinati dal neuro-ingegnere Ayu Matani, dal geoscienziato Joseph Kirschvink e dal neuroscienziato Shin Shimojo, sono giunti alla loro conclusione dopo aver condotto un elegantissimo esperimento.

Credit: Caltech
in foto: Credit: Caltech

La ricerca. L'esperimento è stato basato sui risultati di una precedente ricerca condotta sullo studente Keisuke Matsuda, al quale furono monitorare le variazioni delle onde cerebrali durante l'esposizione a campi magnetici. Nel nuovo studio gli scienziati hanno coinvolto 34 persone, che sono state “rinchiuse” per un'ora, da sole, al silenzio e al buio in camere perfettamente isolate a radiofrequenza. I partecipanti, che indossavano un caschetto con 64 elettrodi per il monitoraggio della loro attività cerebrale, erano tutti ignari dell'esperimento che stavano affrontando. La premessa di un simile trattamento è che il nostro cervello a riposo emette onde alfa ad alta frequenza, ma quando uno dei sensi viene stimolato questa frequenza crolla repentinamente. L'interno delle ipertecnologiche camere isolate era esposto – attraverso un sofisticatissimo sistema di bobine controllato da computer – a un campo magnetico identico a quello terrestre, che gli scienziati potevano variare a piacimento proprio per verificare la risposta del cervello alle variazioni.

Credit: Caltech
in foto: Credit: Caltech

I risultati. Dai test è emerso che la frequenza delle onde alfa nel cervello di alcuni partecipanti sono crollate non appena gli scienziati hanno avviato la stimolazione magnetica, per poi ritornare immediatamente al loro posto: “Questa è una classica e ben studiata risposta dell'onda cerebrale a un input sensoriale, definito desincronizzazione legata agli eventi o alfa-ERD”, ha dichiarato il professor Shimojo. L'aspetto più affascinante risiede nel fatto che gli scienziati non hanno rilevato risposte cerebrali innanzi a variazioni “innaturali” del campo magnetico terrestre, legate al suo orientamento nell'emisfero settentrionale. La cosiddetta prova del nove dell'esperimento dovrà infatti essere condotta nell'emisfero boreale, dove le variazioni innaturali a non dare risposte dovranno prevedere uno schema opposto. Probabilmente abbiamo mantenuto nel nostro sistema nervoso capacità vestigiali di magnetorecezione (da confermare con ulteriori esperimenti) come retaggio della nostra evoluzione, ma anche questi aspetti saranno oggetto di ulteriori studi. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata eNeuro.