Da sempre si ritiene che alcune abilità cognitive siano caratteristiche del genere umano e distinguano quest'ultimo dalle grandi scimmie: se, ad esempio, sappiamo che i primati possono provare empatia e mostrarsi in grado di compiere gesti di generosità, non possiamo dire lo stesso della capacità di comprendere che qualcun altro abbia delle credenze sbagliate. Le osservazioni effettuate negli ultimi quarant'anni spingerebbero a sostenere che i primati non siano in grado di rendersi conto del fatto che un loro simile pensi qualcosa che non è, nei fatti, congruente con la realtà; o almeno questo si supponeva, prima che uno studio curato dai ricercatori delle università di Kyoto e Durham dimostrasse che le cose non stanno esattamente così.

Un esperimento per capire

Comprendere quello che un proprio compagno sta pensando è qualcosa di estremamente raffinato e, in ragione di ciò, attribuito alle società complesse che gli uomini hanno iniziato a sviluppare da un certo punto in poi della propria storia. Ma perché non provare a verificare se anche le grandi scimmie possiedono questa attività?

Per farlo, i ricercatori hanno effettuato un esperimento a cui hanno preso parte 19 scimpanzé, 14 bonobo e 7 orangutan; ai partecipanti veniva mostrato un video, mentre uno strumento laser ad infrarossi tracciava con precisione il movimento dei loro occhi. Nel filmato sottoposto ai primati, gli scienziati avevano ripreso un collega travestito con un abito da scimmia, ribattezzato King Kong, che rubava un sasso da un uomo, nascondendo poi il maltolto in una scatola scelta tra due e cacciando via l'uomo; dopo di ciò King Kong aveva prima nascosto la pietra nell'altra scatola, poi aveva cambiato idea portandola via con sé. A questo punto tornava in scena l'uomo. Cosa ci si aspetterebbe da esso? Naturalmente che vada a cercare il sasso nella prima scatola.

Gli occhi non mentono

Ecco, fino a ieri si credeva che questo genere di aspettative e pensieri potessero essere esclusiva opera dell'uomo. Monitorando il movimento degli occhi, però, i ricercatori hanno potuto comprendere cosa gli animali guardassero durante tutto il film con gran precisione e, sorprendentemente, quando l'uomo è rientrato, tutte le scimmie guardavano alle scatole e, addirittura, 17 di essi fissavano proprio la prima scatola in cui King Kong aveva inizialmente nascosto il sasso. Il movimento oculare, quindi, mostrava chiaramente che i primati pensavano, a buon diritto, che l'uomo avrebbe aperto la scatola nella quale credeva che di trovare il sasso, benché esse fossero perfettamente consapevoli del fatto che non fosse più lì. L'esperimento è stato ripetuto in seguito con 40 scimmie alle quali è stato fatto vedere un film lievemente differente, dando luogo a risultati analoghi.

In conclusione, la capacità di riconoscere cosa credono gli altri potrebbe essere vecchia quanto gli uomini e, quindi, discendere da un antenato che ci accomuna alle grandi scimmie, vissuto tra 13  e 18 milioni di anni fa, ha spiegato Christopher Krupenye, tra gli autori della ricerca. E questo ci pone nuovamente nella posizione di interrogarci a proposito della presunta "unicità" della nostra psiche.

I dettagli del lavoro sono stati illustrati in un articolo pubblicato da Science.