Anche la Francia sta pensando di ritardare la somministrazione del richiamo del vaccino anti-Covid, estendendo l’intervallo di tempo tra la prima e la seconda dose a sei settimane. L’indicazione è arrivata oggi dall’Haute Autorite de Sante (HAS), il principale organo consultivo di sanità francese, che ha affermato che distanziare la somministrazione della seconda dose richiesta dai vaccini Pfizer/BionTech e Moderna consentirebbe il somministrare almeno una dose a 700mila persone in più nel primo mese. “Il numero crescente di infezioni e il preoccupante arrivo di nuove varianti richiedono un’accelerazione della campagna di vaccinazione al fine di evitare che l’epidemia aumenti nelle prossime settimane”, ha affermato in un comunicato l’HAS.

"La seconda dose dopo 6 settimane"

Secondo l’HAS – che in qualità di organo consultivo indipendente raccomanda modifiche del programma vaccinale che possono ispirare la politica del Governo ma non si traducono automaticamente in azione – è ragionevole ritardare la seconda iniezione a sei settimane poiché la prima dose fornirebbe una protezione dal 12° o 14° giorno successivo alla somministrazione, aggiungendo che è comunque essenziale che le persone ricevano il richiamo. Attualmente, l’intervallo di tempo tra la prima e la seconda dose in Francia è di tre settimane per gli ospiti delle case di riposo, che hanno la priorità, e di quattro settimane per gli operatori sanitari.

L’idea che circola in Francia arriva sull’onda di quanto già deciso nel Regno Unito, dove all’inizio di gennaio l’ente regolatore per i medicinali ha stabilito che la seconda dose di vaccino può essere somministrata fino a 12 settimane di distanza. Una strategia che finora ha permesso di vaccinare oltre 4 milioni di persone con una prima dose del vaccino di Pfizer/BioNTech. Sia il colosso farmaceutico statunitense sia l’azienda tedesca di biotecnologie hanno però avvertito in più di un’occasione di non avere dati per dimostrare che la protezione dopo la prima dose sia mantenuta dopo 3 settimane.

Il caso della Gran Bretagna

Oltre al vaccino di Pfizer/BionTech, la Gran Bretagna utilizza anche il vaccino di AstraZeneca, per cui ha comunicato un’efficacia del 73% a 22 giorni dalla prima dose, nonostante il dato non sia ancora stato pubblicato su riviste scientifiche. Diverso il caso del vaccino di Pfizer/BionTech per cui l’efficacia contro la malattia sintomatica è pari al 52,4% dopo 12 giorni dalla somministrazione della prima dose. Una percentuale che, secondo un rapporto del Comitato britannico per la vaccinazione e immunizzazione, potrebbe arrivare all’80% o anche di più se dal calcolo dell’efficacia si escludono i casi di Covid-19 che si sono verificati prima del 12° giorno dalla somministrazione, dunque quando il sistema immunitario non aveva ancora risposto alla prima dose.

È notizia di oggi, tra l’altro, di una lettera inviata via email dai medici della British Medical Association (BMA) all’ufficiale medico capo dell’Inghilterra, Chris Whitty, in cui si chiede “di rivedere con urgenza l’attuale posizione del Regno Unito sulle seconde dosi dopo 12 settimane”. La richiesta è di ridurre il divario a 6 settimane, come raccomandato “in circostanze epidemiologiche eccezionali” dall’Organizzazione Mondiale di Sanità che, al momento, ha indicato che “l’intervallo delle dosi può essere esteso fino a 42 giorni, sulla base degli studi clinici attualmente disponibili”. La strategia del Regno Unito, dice ancora la BMA, è diventata “sempre più isolata da molti altri Paesi”. I medici sono anche preoccupati che, data l’imprevedibilità delle forniture, “possa non esserci alcuna garanzia che le seconde dosi di vaccino Pfizer saranno disponibili entro 12 settimane”.