I delfini che vivono nelle acque italiane sono sempre più colpiti da malattie infettive ‘umane', come morbillo, herpes, toxoplasmosi e salmonella, che rappresentano la principale causa di spiaggiamento lungo le nostre coste. Il dato è stato comunicato in seno al convegno “Rischi emergenti per la salute dei cetacei in Italia” del Centro di Referenza Nazionale per le indagini Diagnostiche sui Mammiferi marini spiaggiati (C.Re.Di.Ma.), svoltosi il 5 aprile nella prestigiosa cornice del Galata – Museo del Mare di Genova.

Stenella striata
in foto: Stenella striata

Non si tratta degli stessi ceppi che colpiscono la nostra specie, ma sono specifici per i cetacei, come il morbillivirus che recentemente potrebbe aver sterminano decine di megattere (Megaptera novaeangliae) e balene franche (Eubalaena glacialis) nell'Oceano Atlantico. Pur non trattandosi di agenti patogeni in comune con l'essere umano, la maggior parte di essi infetta questi animali proprio a causa dei fattori antropici, come l'inquinamento, che abbatte le difese immunitarie esponendo i cetacei a virus, batteri e altri microorganismi marini e terrestri. Le alluvioni possono infatti trascinare a largo agenti patogeni estremamente pericolosi per i mammiferi marini, che una volta ammalati non riescono più ad orientarsi e spesso muoiono sulle spiagge.

Pinna caudale di grampo
in foto: Pinna caudale di grampo

Sono stati oltre duecento quelli trovati spiaggiati in Italia nel 2017; le coste più interessate dal fenomeno sono state quelle affacciate sul Tirreno centrale, sul mar Ligure e sull'Adriatico centro-settentrionale. Nella maggior parte dei casi si è trattato di stenelle striate (Stenella coeruleoalba) – una giocosa e gregaria specie molto diffusa nei nostri mari – seguite dai tursiopi (Tursiops truncatus), i delfini per antonomasia, come il celebre Flipper dell'omonima serie televisiva.

A preoccupare gli scienziati è soprattutto un nuovo virus del morbillo, rilevato con i consueti esami autoptici in diverse carcasse di cetacei spiaggiati. Come ha sottolineato o la dottoressa Cristina Casalone del C.Re.Di.Ma., il morbillivirus proviene dall'Atlantico ed è molto più aggressivo di quello già presente nel bacino Mediterraneo. I ‘nostri' cetacei non hanno ancora sviluppato gli anticorpi per proteggersi, e a causa dell'immunodepressione rischiano seriamente la vita. Ecco perché la situazione deve essere costantemente monitorata dagli esperti, che puntano a migliorare la rete di sorveglianza lungo tutto lo Stivale.

[Foto di Andrea Centini]