Soffrire di emicrania triplica il rischio di sviluppare una qualsiasi forma di demenza e quadruplica quello di essere colpiti dal morbo di Alzheimer, la più diffusa forma di demenza al mondo, che si stima colpisca 50 milioni di persone, 600mila delle quali in Italia. Lo ha determinato un team di ricerca canadese guidato da scienziati dell'Università dell'Ontario, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina e Centro per l'Invecchiamento dell'Università di Manitoba.

Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Suzanne L. Tyas, docente presso la Scuola di Salute Pubblica e Sistemi Sanitari dell'ateneo dell'Ontario, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno studio prospettico di coorte con i dati di 679 partecipanti, tutte persone con un'età superiore ai 65 anni coinvolte nello studio Manitoba, delle quali conoscevano la storia clinica legata all'emicrania. Tyas e colleghi hanno sottoposto tutti i volontari a screening cognitivi all'inizio dello studio e cinque anni dopo, al termine del periodo di follow-up.

Incrociando tutti i dati e tenendo presenti fattori come età, sesso, istruzione, depressione e altre variabili in grado di influenzare il rischio di demenza (come l'infarto del miocardio, il diabete, l'ictus e altre malattie), gli scienziati hanno osservato una significativa correlazione statistica tra il soffrire di emicrania – il mal di testa è la più comune patologia neurologica a tutte le età – e il rischio di sviluppare una forma di demenza, che è risultato triplo per chi ne è colpito. Le probabilità di ammalarsi è invece risultato quadruplo se si considera il solo Alzheimer, che come indicato è la forma più comune di demenza. Nonostante i meccanismi vascolari coinvolti nella fisiologia dell'emicrania, non è emersa un'associazione statisticamente significativa fra l'emicrania e la demenza vascolare. La scoperta, suffragata dai risultati di altre le ricerche, migliorerà l'approccio per i trattamenti preventivi delle patologie neurodegenerative. “Non esiste ancora alcuna cura per il morbo di Alzheimer, quindi la prevenzione è la chiave”, ha dichiarato l'autrice principale dello studio. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata International Journal of Geriatric Psychiatry.