Messo a punto un rivoluzionario esame del sangue in grado di rilevare il morbo di Alzheimer nella cosiddetta fase pre-clinica, cioè prima della comparsa dei sintomi cognitivi e della perdita di memoria. Il test, che permette di seguire con precisione la progressione della malattia e determinarne in anticipo gli effetti, si basa sul rilevamento di una specifica proteina nel flusso sanguigno. In futuro lo stesso esame potrebbe essere sfruttato per monitorare il danno cerebrale causato da traumi e altre malattie, come l'ictus e la sclerosi multipla.

Una ricerca internazionale. L'innovativo esame del sangue è stato sviluppato da un team di ricerca internazionale guidato da ricercatori del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (DZNE), che hanno collaborato con colleghi provenienti da altri istituti in Germania e negli Stati Uniti. Tra essi l'Hertie Institute for Clinical Brain Research (HIH), la Scuola di Medicina dell'Università di Washington di St. Louis, l'ospedale universitario di Tubinga, l'Università di Indianapolis e altri ancora. Gli scienziati, coordinati dal professor Mathias Jucker, hanno basato la propria indagine su dati e campioni di 405 partecipanti, tra portatori di una forma precoce di Alzheimer e familiari sani. Erano tutti coinvolti nel progetto internazionale di ricerca chiamato Dominantly Inherited Alzheimer Network (DIAN).

Lo studio. Quando le cellule cerebrali (i neuroni) muoiono ciò che resta di loro finisce nel flusso sanguigno, tuttavia queste proteine sono ‘effimere' e vengono rapidamente degradate e riassorbite dall'organismo. Jucker e colleghi hanno scoperto che una di esse, il neurofilamento (Nfl), è molto più resistente al processo di degradazione; ciò permette di rilevarla e sfruttarla come marcatore per intercettare la neurodegenerazione. L'efficacia del test del sangue risiede proprio nel rintracciare questa proteina ‘generica' legata alla morte cellulare, e non le proteine di beta-amiloide intimamente connesse all'Alzheimer. I depositi di neurofilamento nel sangue, infatti, avvengono molto tempo prima che la neurodegenerazione si manifesti con i suoi tipici sintomi.

Un super marcatore. Dall'analisi dei campioni dei partecipanti, Jucker e colleghi hanno dimostrato che le concentrazioni di neurofilamento rilevate nel sangue permettono di prevedere in anticipo l'evoluzione del danno cerebrale scaturito dalla neurodegenerazione. Grazie al test gli scienziati sono infatti riusciti a prevedere con anni di anticipo sia l'entità della perdita di massa cerebrale che quella dei deficit cognitivi che si sarebbero manifestati. L'esame, come indicato, potrebbe rivoluzionare trattamento e prevenzione di numerose altre patologie neurologiche, prendendo in esame una proteina strettamente associata alla morte dei neuroni. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.