Il colesterolo gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell'evoluzione delle patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, la più diffusa forma di demenza al mondo. Lo ha dimostrato un team di ricerca del Centre for Misfolding Diseases presso il Dipartimento di Chimica dell'Università di Cambridge, Regno Unito. Gli studiosi britannici, coordinati dal professore italiano Michele Vendruscolo, hanno scoperto che il colesterolo favorisce l'accumulo e l'aggregazione delle placche di beta-amiloide nel cervello, le proteine che assieme ai grovigli di proteina Tau scatenano il morbo di Alzheimer.

Vendruscolo e colleghi, che in uno studio deel 2016 pubblicato su Science avevano presentato la scoperta della firma genetica della demenza, tengono comunque a precisare che non c'è alcun legame con l'ipercolesterolemia. In altri termini, il ruolo del colesterolo nell'aggregazione delle proteine tossiche nel tessuto cerebrale è indipendente dall'eccesso di questi lipidi nel sangue, legata all'alimentazione scorretta o ad altre condizioni (come quella ereditaria).

Come spiegato all'ANSA, Vendruscolo sottolinea che in assenza del colesterolo le placche di beta amiloide “impiegherebbero secoli ad aggregarsi spontaneamente nel cervello”. In pratica, la sostanza funge da calamita, catalizzando l'accumulo delle proteine. Non a caso ciò avviene all'altezza delle vescicole sinaptiche – quelle che rilasciano i neurotrasmettitori –, nelle cui membrane sono presenti dosi strettamente regolate di colesterolo.

A causa della vecchiaia o di altre condizioni, tuttavia, la concentrazione di colesterolo in questi neuroni può essere compromessa, e l'alterazione che ne consegue favorisce l'accumulo delle placche che a sua volta scatenano la neurodegenerazione. L'obiettivo degli scienziati è riuscire a intervenire sui processi metabolici del colesterolo per evitare o rallentare l'accumulo delle proteine tossiche, contrastando l'insorgenza della demenza. I dettagli della ricerca, che potrebbe ampliare le conoscenze di alcuni geni implicati nell'Alzheimer, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Chemistry.