Orate che nuotano nella rete di un allevamento (Foto Getty Images).
in foto: Orate che nuotano nella rete di un allevamento (Foto Getty Images).

Riciclare l'anidride carbonica potrebbe diventare molto presto una nuova frontiera della lotta all'inquinamento. Dalla Norvegia arriva infatti la notizia di un progetto di acquicoltura che sfrutta la CO2 per allevare alghe e ricavarne omega-3. Il mondo, infatti, ha un bisogno sempre più grande di questi acidi grassi, usati non solo per alimentare gli allevamenti ittici, ma anche per la salute dell'uomo. Una domanda, quella di allevatori e case farmaceutiche, che ha portato ad un aumento del costo dell'omega-3, al punto tale che diventa sempre più difficile non scaricare i costi di produzione/allevamento sul consumatore.

Ed è qui che torna utile l'anidride carbonica. Come ricorda la BBC, l'acquacoltura rappresenta una fonte sempre più importante per il fabbisogno dell'uomo, ma l'elemento critico dell'allevamento dei pesci risiede proprio nell'omega-3. I pesci, infatti, acquistano questi grassi nutrendosi prevalentemente di plancton, alghe e pesci più piccoli, ma, nel momento in cui sono costretti a nuotare in un recinto, vengono a mancare tutte le fonti di questo elemento essenziale per la propria alimentazione. Un deficit che viene colmato dall'allevatore con l'uso di specifici concimi, che però, come ricordato, costano sempre di più.

Perché, dunque, non produrre omega-3 dalla CO2? L'idea probabilmente non poteva che trovare proseliti e finanziatori in Norvegia, dal momento che per il paese nordeuropeo il pesce rappresenta il bene più esportato (7,4 miliardi di euro) dopo petrolio e gas. Il progetto è piaciuto al governo norvegese, che ha deciso si investivi circa 625 mila euro. L'impianto sarà costruito nel centro tecnologico di Mongstad, vicino Bergen, dove per l'appunto non manca l'anidride carbonica.  Un impianto di cattura potrà raccogliere ben 80.000 tonnellate di gas da una raffineria vicino, e altri 20.000 da una centra elettrica.

Svein Nordvik, della CO2BIO, il consorzio creato per seguire il progetto, ha spiegato che l'impianto "ha un serbatoio di raccolta di CO2 e massa algale mescolata con acqua di mare, ad una temperatura di circa 25 gradi C". Qui le alghe si nutriranno e cresceranno velocemente diventando sempre più ricche di omega-3, da cui si ricaverà appunto l'olio necessario per nutrire i salmoni norvegesi o altre specie. Secondo gli addetti ai lavori una tonnellata di CO2 produrrà una tonnellata di massa algale da cui si pensa si possano ottenere 300-400 kg di olio. Il fabbisogno di omega-3 cresce sempre di più e, ad oggi, si stima sia di circa 100.000 tonnellate. Insomma, ce ne vorrà di anidride carbonica, ma quello, purtroppo, non ci manca.