Confronto tra i due fenomeni nel 1997 e nel 2015
in foto: Confronto tra i due fenomeni nel 1997 e nel 2015

Il fenomeno climatico noto come El Niño, che ciclicamente interessa l'Oceano Pacifico verificandosi nei mesi di dicembre-gennaio, non dà segnali di voler declinare ma, anzi, si è mostrato in crescita negli ultimi rilievi satellitari effettuati grazie alla missione Jason 2: ad oggi El Niño ha già creato un discreto caos climatico in diversi punti della Terra ma per i prossimi mesi si prevede che, almeno in America, il suo impatto si farà sentire ancor più.

Come nel 1997

Lo sostengono gli esperti della NASA sulla base dei dati ma anche del confronto con le informazioni relative al 1997, inviate dalla missione dell'epoca chiamata Topex/Poseidon, quando un Niño, a quanto pare di analoga potenza, causò fenomeni meteorologici estremi (come una tempesta di ghiaccio che colpì il nord degli Stati Uniti e il Canada) e ondate di caldo torrido nel corso dell'estate successiva. Le immagini mostrano uno scenario quasi identico con un insolito innalzamento della superficie marina in prossimità dell'equatore nel Pacifico centro-orientale: questo è un importante indicatore della grande potenza di El Niño ed è connesso con uno spesso strato di acqua caratterizzata da temperature molto elevate.

Il bambinello di dicembre

El Niño-oscillazione meridionale – questo il suo nome completo – deve il suo nome al mese in cui si forma, lo stesso in cui nacque Gesù: la media con cui si verifica è di cinque anni, con variazioni che vanno dai tre ai sette anni. Alla sua origine c'è un indebolimento, o anche un cambiamento di direzione, dei venti che solitamente soffiano sull'Oceano: questo provoca un innalzamento della temperatura delle acque a cui, successivamente, faranno seguito nubi e tempeste, picchi di calore e alti tassi di umidità nello strato di atmosfera sovrastante. Come è facile intuire, queste alterazioni finiscono poi per avere conseguenze un po' in tutti gli angoli del Pianeta, vista la vastità e la portata del fenomeno.

Effetti di El Niño

Nel Sud Est asiatico è stato già rilevata una riduzione nella portata delle piogge che, soprattutto in Indonesia, ha contribuito al proliferare di vasti incendi che stanno danneggiando la flora locale. L'oscillazione meridionale è implicata anche nelle ondate di calore che in India hanno causato il ritardo delle piogge monsoniche. E mentre in Sud Africa si fronteggia una siccità, in Sud America si fanno i conti con allagamenti ed una stagione degli uragani da record nell'area orientale del Pacifico tropicale.

Tutto ciò, sottolineano alla NASA, sta avendo effetti sulla produzione di riso, caffè ed altre colture, danneggiate dall'abbondanza o dalla carenza dell'acqua: il rischio, naturalmente, è che i prezzi potrebbero salire. Oltre al fatto che, fanno sapere dal NOAA, gravi impatti del fenomeno sono attesi negli Stati Uniti e non solo per i prossimi mesi: a quanto pare, El Niño si farà sentire soprattutto nel 2016 e, visti i precedenti, c'è da temere che lo farà con una certa violenza.