Durante il periodo che abbraccia nascita, ascesa e crollo dell'Impero Romano, tra il I secolo avanti Cristo e il V secolo dopo Cristo, il Mar Mediterraneo era molto più caldo rispetto a oggi, con una temperatura media superiore di ben 2° C. Potrebbe sembrare una differenza trascurabile, tuttavia far variare la temperatura di enormi masse d'acqua – anche di pochissimo – richiede cambiamenti sostanziali dal punto di vista climatico.

A scoprire che il Mare Nostrum tra 2000 e 1500 anni fa era “rovente” è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati italiani dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi l’Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) di Napoli e Bologna; del Dipartimento di Scienze della Terra e degli Oceani dell'Università di Barcellona; del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche (DiSTABiF) dell'Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e del Dipartimento di Fisica e Geologia dell'Università degli Studi di Perugia.

Gli scienziati, coordinati dalla dottoressa Giulia Margaritelli, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una campagna oceanografica (chiamata NEXTDATA2014) a bordo della nave da ricerca scientifica R/V Urania, durante la quale hanno raccolto campioni dei fondali in alcune aree del Mar Adriatico e del Canale di Sicilia. Proprio qui, grazie a un sofisticato sistema di carotaggio “a gravità” in grado di preservare la genuinità dei campioni raccolti, a 475 metri di profondità gli scienziati hanno recuperato vari strati di fondali, che portano la “firma” dei cambiamenti avvenuti nella colonna d'acqua soprastante. Grazie ai carotaggi e all'integrazione di altri dati, Margaritelli e colleghi sono riusciti a determinare le variazioni delle temperature superficiali del Mar Mediterraneo degli ultimi 5mila anni, scoprendo che il periodo più caldo fu proprio quello in cui si è instaurato il dominio dell'Impero Romano.

“Questo nuovo dato è stato integrato da quelli provenienti da altre aree del Mediterraneo – mare di Alboran, bacino di Minorca e mar Egeo – per far emergere lo scenario complessivo e confermare che il periodo romano è stato il periodo più caldo dell’intero bacino negli ultimi 2000 anni: le temperature superficiali del mare erano circa 2°C in più rispetto ai valori medi della fine del XX secolo d.C.”, ha affermato la dottoressa Margaritelli in un comunicato stampa pubblicato dal CNR. “Cronologicamente, questa distinta fase di riscaldamento corrisponde con lo sviluppo, l'espansione e il conseguente declino dell'Impero Romano, mentre, successivamente a questa fase, lo studio mostra una graduale tendenza verso condizioni climatiche più fredde in tutta l’area, coincidenti con la caduta del Grande Impero”.

Come sottolineato dagli scienziati, a causa della sua peculiare conformazione il Mar Mediterraneo è particolarmente esposto all'impatto dei cambiamenti climatici, pertanto conoscere ciò che è accaduto in passato può essere di grandissimo aiuto per fare previsioni e monitorare l'evoluzione del Mare Nostrum. I dettagli della ricerca “Persistent warm Mediterranean surface waters during the Roman period” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science.