Due cinghiali. Credit: webandi
in foto: Due cinghiali. Credit: webandi

La trichinellosi 0 trichinosi è una zoonosi – una malattia infettiva trasmessa dagli animali all'uomo – provocata da vermi parassiti chiamati nematodi, appartenenti al genere Trichinella. La trasmissione, come specificato dall'Istituto Superiore della Sanità, avvien esclusivamente attraverso l'ingestione di carne infetta. Il nematode colpisce diverse specie animali, ma quelle che interessano particolarmente sono i suini come maiali e cinghiali. Il patogeno è particolarmente attenzionato in Sardegna, come dimostrano i casi di carne infetta rilevati durante alcuni controlli. Ecco cosa c'è da sapere sulla malattia.

Cos'è la trichinellosi o trichinosi

Nota anche col nome di trichinosi, la trichinellosi è una malattia parassitaria ad ampio raggio infettivo provocata da otto specie di vermi cilindrici, i cosiddetti nematodi. In Italia, la specie a destare maggiori preoccupazioni è Trichinella britovi, benché nel corso degli anni siano stati registrati anche casi legati ad alcune delle altre. Il parassita, in grado infettare indistintamente rettili, uccelli e mammiferi di varie specie, è pericolosa anche per l'uomo, con conseguenze persino letali nei casi più gravi.

Come si trasmette la trichinellosi

La malattia si trasmette all'uomo ingerendo la carne cruda o poco cotta di animali infettati dal parassita. Solitamente si tratta di carne suina, ovvero quella di maiale e cinghiale, ma tra le carni potenzialmente pericolose vi sono anche quelle di altri animali selvatici onnivori e carnivori (come le volpi) e quella di cavallo. Gli adulti del nematode si localizzano dapprima nell'apparato gastro-intestinale, per poi proliferare nei tessuti muscolari attraverso le larve.

I sintomi della trichinellosi

Negli animali si tratta di una patologia asintomatica, ma nell'uomo, dopo un periodo di incubazione che varia dai cinque ai quarantacinque giorni in base al numero di parassiti ingeriti, può manifestarsi con sintomi più o meno gravi. Tra i più comuni vi sono spossatezza, dolori muscolari, febbre, sudorazione, diarrea, manifestazioni assimilabili all'orticaria ed edemi di varia intensità, che si sviluppano principalmente sul volto e in particolar modo sulle palpebre. Tra le complicazioni più serie della trichinellosi vi sono le miositi più debilitanti (malattie dell'apparato muscolare) ma soprattutto la variazione nella cosiddetta neurotrichinosi, che può portare a malattie infiammatorie del muscolo cardiaco (miocardite) e del cervello (encefalite). Queste ultime sono quelle con possibili conseguenze letali e sono legate al processo di proliferazione delle larve nell'organismo.

Cura e prevenzione della trichinellosi

Per prevenire un'infezione di trichinellosi è fondamentale seguire alcune semplici regole igienico-sanitarie. La carne deve innanzitutto essere ben cotta, poiché il calore distrugge le eventuali larve presenti nel tessuto muscolare. L'indicazione nel portale del Centro nazionale di epidemiologia è di almeno un minuto di cottura a 65° centigradi, col colore della carne deve passare dal “rosa al bruno”. Anche un congelamento prolungato (per oltre un mese) a -15° centigradi può essere efficace. Si specifica inoltre che alcuni trattamenti come l'essiccamento, la salatura e persino la cottura nel forno a microonde non garantiscono l'eliminazione delle larve del parassita. Naturalmente è fondamentale un controllo a monte della carne macellata, che deve essere necessariamente analizzata da un veterinario per scongiurare la presenza del nematode. Alla luce dell'elevata infettività, anche l'Unione Europea si è mossa preventivamente stabilendo controlli obbligatori negli allevamenti, in particolar modo per contrastare la diffusione dei focolai dell'Europa Orientale dove la trichinellosi è particolarmente presente.

La situazione in Italia

In Italia è la trichinellosi è balzata agli onori della cronaca per la diffusione in Sardegna, dove sono stati segnalati diversi casi di cinghiali infetti nella provincia di Nuoro. La malattia è stata riscontrata in cinghiali abbattuti, ma negli anni passati sono stati oltre venti i casi di pazienti ammalatisi dopo aver ingerito salsicce infettate dal parassita.