Un nuovo indizio aumenta le probabilità che l'oceano di Encelado, la più grande luna di Saturno, possa ospitare la vita. L'enorme bacino sarebbe infatti riscaldato da decine di milioni – forse miliardi – di anni a causa dell'attrito dell'acqua col nucleo del satellite, un fenomeno generato dalla forza di gravità del ‘Signore degli anelli'. La scoperta si aggiunge agli altri indizi sulla potenziale presenza di vita raccolti dalla sonda Cassini durante i suoi sorvoli, prima di terminare la missione col “Gran Finale” bruciando nell'atmosfera di Saturno. In un'appassionata conferenza stampa tenutasi ad aprile, la NASA annunciò infatti che i sensori di Cassini avevano ‘annusato' idrogeno molecolare legato alle attività idrotermali dell'oceano, responsabili di enormi geyser che proiettano vapore acqueo e altre particelle a chilometri di altezza. Tutte condizioni compatibili con la presenza della vita.

Nel nuovo studio, coordinato dall'Università di Nates, Francia, non solo è stato determinato che l'oceano viene scaldato da moltissimo tempo, dando così tempo e modo alle potenziali forme di vita di evolversi e diversificarsi, ma anche l'origine di questo calore. Sul fondo dell'oceano sarebbero infatti presenti rocce porose e malleabili, che permettono il passaggio dell'acqua e la mettono in contatto col nucleo. A causa della forza gravitazionale di Saturno si generano maree di attrito col fondale, che riscaldano l'acqua fino a 90° centigradi. L'acqua calda risale velocemente verso la superficie, e nei punti in cui la calotta di ghiaccio ricopre l'oceano è più sottile, in particolar modo al polo, si rompe e vengono proiettati gli enormi geyser rilevati da Cassini.

Se non ci fosse questo processo l'intero oceano sarebbe ghiacciato da miliardi di anni, come dimostrato da una complessa simulazione al computer sviluppata dai ricercatori francesi. La composizione dei geyser di Encelado non è ancora ben nota, e la NASA sta sviluppando un nuovo strumento per analizzarla a fondo. Il SELFIE (Submillimeter Enceladus Life Fundamentals Instrument), basato sulle onde radio, sarà pronto nei prossimi anni, e probabilmente aprirà le porte a una missione molto più ambiziosa con un lander o un altro orbiter dedicato. I dettagli della ricerca francese sono stati pubblicati su Nature Astronomy.

[Credit: NASA]