Un uomo brasiliano di 36 anni soprannominato il "paziente di San Paolo" potrebbe essere la prima persona al mondo ad aver sconfitto definitivamente l'AIDS grazie a un innovativo mix di farmaci antiretrovirali e nicotinamide (vitamina B3), senza passare per un trapianto di midollo. Ad oggi soltanto due persone sono state definitivamente liberate dal virus dell'HIV, responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita (o AIDS), ovvero Timothy Ray Brown e il “Paziente di Londra”. Entrambi sono passati attraverso il trapianto di midollo, un intervento costosissimo, irto di potenziali complicazioni e dunque non proponibile per le decine di milioni di persone che soffrono di questa devastante patologia.

Grazie ai farmaci antiretrovirali, infatti, il virus può essere “tenuto a bada” nell'organismo umano, ma è necessario assumerli a tempo indeterminato poiché esso sopravvive in una forma latente in serbatoi, presenti ad esempio nei linfonodi e nell'intestino. Dunque, non appena si sospende la terapia farmacologica, il patogeno è pronto a riemergere dalla quiescenza e aggredire nuovamente l'organismo. L'uomo protagonista di questa incredibile remissione, che ha sollevato un'ondata di scetticismo nella comunità scientifica, dopo essere stato trattato con l'aggressivo mix di farmaci per 48 settimane ha sospeso la terapia antiretrovirale a marzo 2019, e da allora il virus non è stato più rilevato nel suo sangue.

A mettere a punto la potenzialmente rivoluzionaria terapia è stato un team di ricerca dell'Università Federale di San Paolo, guidato dall'esperto di clinica medica Ricardo Diaz. Lo scienziato, come indicato in un editoriale pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Science, ha affermato di non sapere se il paziente è guarito, anche perché non sono ancora stati presi campioni da intestino e linfonodi che possono attestare la reale “sparizione” del patogeno. Ciò nonostante dagli esami tradizionali ne risulta libero, dunque la terapia potrebbe davvero aver funzionato. Ma come agisce esattamente? In parole semplici, il mix di farmaci – tra i quali il maraviroc e la nicotinamide – è progettato proprio per “risvegliare” il virus latente nei serbatoi, e metterlo così nel mirino del sistema immunitario, che in questo modo può fare letteralmente piazza pulita.

La storia del “paziente di San Paolo” è stata definita straordinaria dal professor Steven Deeks, un esperto di HIV e AIDS presso l'Università della California di San Francisco, ma lui e altri colleghi – compresi studiosi che hanno partecipato allo studio – sottolineano che è ancora troppo presto per parlare di una cura e di guarigione. Del resto il 36enne brasiliano è stato coinvolto nel progetto di ricerca con altri 4 pazienti, sui quali il mix di farmaci non ha funzionato. Dopo aver interrotto la terapia antiretrovirale, infatti, le loro concentrazioni di HIV sono tornate a crescere nuovamente.

I ricercatori dovranno dunque comprendere come mai sul paziente di San Paolo la terapia ha avuto un esito così efficace, e soprattutto se ci sarà modo di replicare lo stesso risultato su altri pazienti. La speranza è che la remissione dalla malattia sia davvero definitiva, aprendo così le porte a una potenziale arma rivoluzionaria contro l'AIDS. I risultati preliminari della ricerca sono stati presentati in seno alla Conferenza Internazionale Aids 2020, attualmente in corso di svolgimento a San Francisco.