Nel 2018 sono stati registrati 770mila morti a causa dell'AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita), e 1,7 milioni di nuovi casi sono stati diagnosticati. Sono i numeri drammatici contenuti nel nuovo rapporto presentato dall'UNAIDS (Joint United Nations Programme on HIV and AIDS), il Programma delle Nazioni Unite per l'AIDS/HIV che ha come obiettivo il contrasto alla diffusa malattia. Benché si tratti di statistiche globali in flessione, in alcuni Paesi sono stati registrati veri e propri boom di infezioni e decessi, mentre in altri i sistemi sanitari hanno ottenuto risultati estremamente virtuosi. A causa di questa disomogeneità l'obiettivo dell'UNAIDS per il 2020 (meno di 500mila decessi in un anno) sembra ancora molto lontano.

Numeri preoccupanti. I nuovi dati sull'andamento globale dell'AIDS sono stati rilasciati in seno alla conferenza UNAIDS Global Update 2019, che si è tenuta in Sudafrica a Eshowe, nel KwaZulu-Natal, dove si trovano centri di eccellenza nel contrasto alla lotta all'AIDS. Basti pensare che in Sudafrica dal 2010 ad oggi è stata registrata una netta riduzione (circa del 40 percento) nel numero delle infezioni da HIV e dei decessi legati all'AIDS. All'esempio virtuoso del Sudafrica si contrappongono i risultati preoccupanti emersi in altre parti del mondo. Nell'Europa orientale e nell'Asia Centrale, ad esempio, è stato registrato un aumento delle diagnosi del 29 percento, mentre in Medio Oriente e in Nord Africa le nuove infezioni da HIV hanno avuto un'impennata del 10 percento. In America Latina UNAIDS ha invece rilevato un + 7 percento. Sono tutti dati che concorrono a rendere complicata l'eradicazione della malattia. Fortunatamente il trend generale è positivo, dato che c'è stata una riduzione del 33 percento nel numero di decessi tra il 2010 e 2018. A preoccupare UNAIDS anche la riduzione dei finanziamenti messi a disposizione per contrastare l'AIDS; nel 2018 sono stati erogati 19 miliardi di dollari, ma per raggiungere gli obiettivi del 2020 servirebbero 26,2 miliardi all'anno.

Come invertire la rotta. “Abbiamo urgente bisogno di una maggiore leadership politica per porre fine all'AIDS”, ha dichiarato il Direttore esecutivo di UNAIDS Gunilla Carlsson. “È necessario investire in modo adeguato e intelligente, osservando i risultati virtuosi di alcuni Paesi. La fine dell'AIDS è possibile se ci concentriamo sulle persone, non sulla malattia, creando road map per i pazienti e le regioni rimaste indietro, e adottando un approccio basato sui diritti umani per raggiungere le persone più colpite dall'HIV”, ha concluso la dirigente.