Il test di un altro, promettente vaccino sperimentale contro il virus dell'HIV – responsabile dell'AIDSè fallito. La preparazione, in parole semplici, non protegge dalla malattia sessualmente trasmissibile. Si tratta di un'altra battuta di arresto nella ricerca di un vaccino in grado di arrestare la diffusione della sindrome da immunodeficienza acquisita, che interessa circa 38 milioni di persone in tutto il mondo, 7,7 delle quali si trovano in Sudafrica, dove la situazione è considerata pandemica. È proprio in Sudafrica che gli scienziati hanno deciso di somministrare il vaccino sperimentale, in seno a uno studio clinico di fase 2b/3 chiamato HVTN 702 o Uhambo. Purtroppo, come indicato, non ha portato ai risultati sperati.

A comunicare il fallimento del vaccino sperimentale e a sospenderne la somministrazione è stato l'Istituto Nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID), che fa parte degli autorevoli National Institutes of Health (NIH) statunitensi. I ricercatori, guidati dalla dottoressa Glenda Gray del South African Medical Research Council (MRC), avevano avviato lo studio di efficacia nell'ottobre del 2016, coinvolgendo 5.407 uomini e donne sudafricani con un'età compresa tra i 18 e 15 anni, tutti sessualmente attivi e non sieropositivi all'inizio dell'indagine. I partecipanti, volontari provenienti da 14 aree del Sudafrica, sono stati suddivisi in due gruppi: al primo è stato somministrato il vaccino sperimentale (6 iniezioni in 18 mesi), al secondo iniezioni con un placebo. Il 23 gennaio di quest'anno un comitato indipendente di monitoraggio dei dati e della sicurezza (DSMB) ha condotto un'analisi sulla condizione dei 2.694 volontari che avevano ricevuto la vaccinazione sperimentale e dei 2.689 volontari che avevano ricevuto il placebo; ebbene, è emerso che tra i volontari trattati col vaccino sono stati infettati dal virus dell'HIV in 129, mentre fra quelli trattati col placebo sono stati in 123. Questi dati indicano che il vaccino non offre alcuna protezione dall'infezione e dunque lo studio è stato interrotto.

Gli scienziati che hanno condotto l'indagine hanno affermato che pur non essendo stato efficace, il vaccino non ha comportato alcun rischio per la salute dei partecipanti, che verranno monitorati per il restante periodo di follow-up. I dati raccolti saranno comunque preziosi per i ricercatori, che hanno in sviluppo diverse altre preparazioni per provare a combattere il virus dell'HIV. Fra essi vi è anche il promettente vaccino italiano Tat, creato dal team del Centro Nazionale per la Ricerca su HIV/AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), guidato dall'immunologa di fama internazionale Barbara Ensoli. Gray e colleghi hanno sottolineato che in Sudafrica “l'epidemia è fuori controllo e dunque devono essere presi provvedimenti per un intervento biomedico”. “Non penso sia stata una cattiva scelta. È stata l'unica scelta”, ha affermato la dottoressa Gray commentando lo stop alla somministrazione del vaccino, la cui versione di base aveva dato qualche segnale di speranza in test in Thailandia. I ricercatori restano comunque ottimisti, contando nell'efficacia di una delle molteplici preparazioni attualmente in sperimentazione.