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Metà delle donne europee colpite dal virus dell'HIV – responsabile dell'AIDS – ricevono la diagnosi in ritardo, quando l'infezione si trova a uno stadio avanzato e il loro sistema immunitario ha già iniziato a dare i primi segni di cedimento. Ciò significa che le pazienti trascorrono molto tempo con la malattia prima di esserne consapevoli, un rischio concreto per la loro salute ma anche per quella delle persone con cui hanno rapporti sessuali non protetti, un processo che alimenta la diffusione della patologia.

Ad annunciare la drammatica statistica sono stati il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e l'Ufficio regionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'Europa, che hanno diffuso un nuovo rapporto sull'incidenza della Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS) nei Paesi europei. Dai dati emerge che un terzo delle 141mila nuove diagnosi registrate in territorio europeo riguarda proprio la popolazione femminile, per la quale arriva in ritardo nel 54 percento dei casi. La maggior parte delle infezioni da HIV (60 percento) viene rilevata tra i 30 e i 49 anni, e attorno ai 40 anni le probabilità di diagnosi tardiva sono 3 o 4 volte superiore rispetto alle fasce di età più giovani. Nel 92 percento dei casi, per le donne, l'origine della malattia è legata a rapporti eterosessuali.

“Troppe persone che vivono con l'HIV non sono ancora a conoscenza del loro status. Prima le donne e gli uomini conoscono il loro stato di HIV, prima possono essere sottoposti a trattamento antiretrovirale e fermare la trasmissione dell'HIV a livello sessuale. Ciò fa una grande differenza nella vita delle persone che vivono con l'HIV e di coloro che le circondano. È quindi ancora più importante che i servizi di sanità pubblica sostengano un facile accesso rapido ai test e alle cure, in particolar modo per le fasce più a rischio di contagio. Dobbiamo tutti intensificare i nostri sforzi per fermare e invertire l'epidemia di HIV al fine di raggiungere i nostri obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030”, ha dichiarato Vytenis Andriukaitis, il Commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare.

Il nuovo rapporto, rilasciato in occasione della Giornata Mondiale contro l'AIDS che ricorre ogni anno il primo dicembre, mette in evidenza che si deve fare ancora molto per debellare questa malattia. Benché il trend delle diagnosi a livello globale sia sensibilmente in calo, infatti, nel 2018 sono stati registrati 1,7 milioni di nuovi casi e ben 770 mila decessi a causa dell'AIDS. L'obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è di eliminare la malattia entro il 2030. Le diagnosi tardive nelle donne (ma anche negli uomini più anziani) rappresentano un grosso ostacolo nel raggiungimento del virtuoso obiettivo, per questo gli specialisti esortano a migliorare le campagne informative e l'accessibilità ai test diagnostici.