Credit: CRTM Brancaleone
in foto: Credit: CRTM Brancaleone

Afrodite, la tartaruga marina (Caretta caretta) rimasta intrappolata in un groviglio di lenza, un cerchione di bicicletta e un pesante galleggiante di legno, si è spenta dopo aver lottato per due mesi. Fu recuperata lo scorso 17 marzo a Reggio Calabria dal personale del CRTM (Centro Recupero Tartarughe Marine) di Brancaleone dopo la segnalazione della Guardia Costiera, ma le sue condizioni apparvero immediatamente disperate. La trappola mortale in cui era rimasta imprigionata, infatti, aveva raggiunto un peso tale da lacerarne le carni e provocare la cancrena dei tessuti.

Afrodite. La bellissima tartaruga fu chiamata Afrodite poiché non riusciva più a muovere le pinne, suggerendo un parallelismo con la celeberrima Venere di Milo (priva di braccia) ospitata al Museo del Louvre di Parigi. L'esemplare, lungo 70 centimetri e pesante circa 25 chilogrammi, fu trasferito alla Sea Turtle Clinic (DMV Uniba) per le cure dei veterinari coordinati dal professor Antonio Di Bello, uno specialista nel salvataggio delle tartarughe marine. Il 28 marzo i medici furono costretti ad amputare la pinna sinistra di Afrodite, mentre i possibili segni di circolazione in quella destra indicavano una possibilità di salvezza. Purtroppo la cancrena ha continuato ad estendersi ad altri tessuti, e dopo due mesi di lotta con le sue ultime e flebili forze, Afrodite si è spenta per sempre smettendo di soffrire. Tra gli specialisti che si sono presi cura della tartaruga c'era la dottoressa Tania Il Grande, responsabile area ricoveri del CRTM; fu proprio lei a darle il nome, dopo averla vista sulla sabbia, incapace di muovere le pinne anteriori.

Colpa nostra. A rendere particolarmente dolorosa la morte di Afrodite è la piena responsabilità dell'essere umano, che usa il mare come una discarica causando morte e sofferenza a migliaia e migliaia di animali. Al CRTM di Brancaleone arriva almeno una tartaruga in condizioni disperate ogni settimana, e molte altre sono quelle che vengono trovate già morte, come si legge nel comunicato rilasciato dal centro di recupero. “Questa vicenda ci lascia con un profondo rammarico soprattutto perché la causa di morte di Afrodite è il peso schiacciante dell’incuria umana, è il non-amore verso il nostro Pianeta, è la mancanza di civiltà, di sensibilità, di cultura e di rispetto verso il mare e i suoi abitanti. Ringraziamo coloro che, da tutta Italia, avevano preso a cuore questa triste storia e in questi 2 mesi ci hanno letteralmente invaso di messaggi di vicinanza e preoccupazione per Afrodite. Senza dimenticare che Afrodite non è l’unica tartaruga soccorsa in queste condizioni. Infatti con cadenza quasi settimanale recuperiamo molti esemplari con problematiche simili, e ancora molti di più ci vengono segnalati, purtroppo, spiaggiati già morti”. Tragedie come quella di Afrodite e di moltissimi altri animali marini continueranno a ripetersi fin quando non prenderemo piena coscienza del male che, ogni giorno, provochiamo al nostro Pianeta e ai suoi abitanti.