Lava stratificata dei "Trappi di Deccan", in India ( Credit: Mark Richards/UC Berkeley/PA Wire)
in foto: Lava stratificata dei "Trappi di Deccan", in India ( Credit: Mark Richards/UC Berkeley/PA Wire)

È stato un asteroide "piovuto" dal cielo circa 66 milioni di anni fa a cancellare i dinosauri dalla faccia della Terra o, piuttosto, un'attività vulcanica intensa localizzata in India che, attraverso una serie di eruzioni verificatesi per centinaia di migliaia di anni, portarono alla sparizione dei grandi rettili?

La Terra trasformata da un asteroide

Per decadi, paleontologi e geologi  si sono interrogati sul ruolo avuto da questi due immensi fenomeni nell'ambito dell'estinzione di massa del Cretaceo. Ma recenti studi sembrerebbero portare verso una nuova interessante ipotesi secondo la quale ci fu effettivamente un impatto con un asteroide, tale da innescare una reazione dei vulcani di tutto il globo con conseguenze molto più catastrofiche in India: insieme questi due eventi avrebbero causato l'estinzione di molti animali terrestri e marini, inclusi i dinosauri.

La conferma di ciò è stata cercata attraverso accurate indagini relative alle eruzioni vulcaniche precedenti e successive rispetto all'epoca dell'impatto: datazione radiometrica dei minerali e analisi stratigrafica delle rocce ignee relativamente al territorio dei Trappi di Deccan, una delle più estese zone vulcaniche della Terra, localizzata nell'India centro-occidentale.  I nuovi dati, in particolare, mostrano come i flussi di lava di quest'area raddoppiarono nel giro di 50.000 anni proprio in corrispondenza dell'arrivo dell'asteroide (che potrebbe anche essere stata una cometa, secondo alcuni) sulla superficie terrestre.

I vulcani dopo la collisione

Impatto e vulcanesimo violento: il pianeta si ricoprì di polveri e si riempì emissioni, mutando drasticamente il clima e condannando molte specie ad una morte prematura. I ricercatori delle università di Berkeley e Drexel ne sono convinti: i due fenomeni agirono in concomitanza. Anzi, per la precisione, gli scienziati sostengono che fu proprio la potenza dell'impatto a determinare bruschi e importanti cambiamenti nella struttura interna dei vulcani i quali, in conseguenza a ciò, mutarono nella chimica e nella frequenza delle loro eruzioni: difficile per gli stessi ricercatori, tuttavia, è stabilire con esattezza chi fu il vero killer ma è anche chiaro che, trattandosi di un fenomeno così ampio, è necessario pensare ad un insieme di concause. 

Nel paper pubblicato da Science, gli scienziati descrivono i principali cambiamenti avvenuti nel vulcanismo dei Trappi di Deccan che, probabilmente, prima dell'estinzione «gorgogliavano felicemente, continuamente e in maniera relativamente lenta», per dirla come Paul Renne, direttore del Berkeley Geochronology Center e tra gli autori del lavoro. L'impatto portò, invece, ad un vulcanismo discontinuo che prevedeva flussi di lava più voluminosi intervallati da "riposi più lunghi". E questo sembrerebbe coerente con un cambiamento avvenuto nel sottosuolo, in quelle profondità terrestri che alimentano i flussi di lava: le camere magmatiche più piccole si ampliarono a causa dell'onda d'urto, il che si tradusse in un tempo più lungo per riempirsi e maggiori quantità di lava al momento di eruttare.

Un dibattito lungo 35 anni

Quando il geologo della UC Berkeley Walter Alvarez individuò, assieme a suo figlio Luis fisico anch'egli presso l'ateneo californiano, le prove di un impatto avvenuto sulla Terra circa 66 milioni di anni fa, nacque il confronto tra quanti sostenevano che tale evento fosse stato determinante per l'estinzione di massa del Cretaceo e quelli che, invece, attribuivano quest'ultima a una serie di enormi eruzioni.

Era il 1980 e il dibattito è andato avanti, più ricco che mai, per trentacinque anni. La scoperta degli Alvarez era avvenuta misurando concentrazioni di elementi chimici in alcuni livelli geologici risalenti al limite K-T (abbreviazione che sta per il passaggio dal Cretaceo al Terziario); anni dopo, nel largo cratere di Chicxulub, al largo della penisola messicana dello Yucatan, venne individuata la possibile sede dell'impatto. Di contro, c'è chi sostiene ancora il maggiore peso dell'attività vulcanica.

Lo scenario proposto sintetizza le due tesi fino ad oggi contrapposte: certo, non possiamo dire di trovarci di fronte alla pistola fumante, i ricercatori lo sanno bene. Ma ci tengono anche a sottolineareanche come la connessione tra i due eventi sembri incredibilmente evidente.