Il mondo intero deve drasticamente ridurre le sue emissioni di CO2 per raggiungere il traguardo della loro eliminazione definitiva entro il 2070, al più tardi: è il solo modo per tenere il riscaldamento globale al di sotto del livello di pericolosità, prevenendo così quella che potrebbe essere una vera catastrofe che coinvolgerebbe tutti. È l'ennesimo allarme lanciato dall'UNEP, il programma per l'ambiente delle Nazioni Unite, il quale, per bocca degli scienziati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, descrive uno scenario in cui il cambiamento climatico porterà ad effetti «gravi, diffusi ed irreversibili» se non si interviene immediatamente: l'altro obiettivo, infatti, dovrebbe essere quello di azzerare anche tutti gli altri gas serra, incluso metano, ozono ed ossido di diazoto entro il 2100. Ossia, prima che sia troppo tardi.

Il nostro budget di aria sta per esaurirsi?

Il report, curato dagli esperti dell'IPCC e reso noto dall'UNEP mercoledì, si basa sul principio (ragionevole) secondo cui la Terra abbia un "carbon budget" limitato: tale budget di emissioni accettabili dalla nostra atmosfera è stato chiaramente impoverito duramente, considerata l'impennata dell'inquinamento verificatasi già a partire dalla fine del XIX secolo. Insomma, la coperta si è accorciata e adesso bisogna cercare di riportare in pari il bilancio globale, per intenderci: tra il 2055 e il 2070, quindi, il Pianeta dovrà essere in grado di diventare "carbon neutral". Cosa significa? In parole molto povere, farsi carico dell'impatto ambientale dell'anidride carbonica antropogenica con misure volte a compensare le proprie emissioni, ad esempio piantando alberi o sfruttando tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2.

L'incremento della temperatura globale è proporzionale all'accumulo di gas serra durevoli nell'atmosfera, soprattutto CO2. Agire adesso su più fronti potrebbe ridurre il bisogno di ricorrere a misure estreme in seguito pur di restare all'interno dei limiti di sicurezza delle emissioni. Nello scenario attuale, in cui soltanto piccoli progressi sono stati fatti per lo sviluppo e il miglioramento delle politiche climatiche, le emissioni di gas serra potrebbero giungere entro il 2050 a 87 gigatonnellate di anidride carbonica, ossia oltre ben oltre il tetto stabilito – Achim Steiner, sottosegretario generale delle Nazioni Unite e direttore esecutivo dell'UNEP

Certo, è innegabile come un'attenzione crescente venga riservata al tema, quanto meno in alcuni Paesi: ma per il momento si tratta in una goccia in un mare di difficoltà: il rapporto rileva infatti come il cosiddetto "gap delle emissioni", ossia la differenza tra la quantità di co2 immessa nell'atmosfera e quella necessaria affinché l'aumento della temperatura globale si mantenga entro i 2°, è rimasto sostanzialmente immutato tra l'anno scorso e l'anno precedente ancora.

Un anno di CO2 nella nostra atmosfera

E adesso vediamola questa famigerata anidride carbonica aggirarsi nella nostra atmosfera, grazie all'ultimo video ad altissima risoluzione della NASA che mostra, in maniera del tutto sorprendente, in che modo la CO2 viaggi attorno al globo. La simulazione, che vanta una risoluzione 64 volte più rifinita di un modello tradizionale, ha richiesto 75 giorni di lavoro ed è stata realizzata dagli esperti del Goddard Space Flight Center i quali hanno preso come riferimento i dati relativi al 2006. Mostra pennacchi di gas serra che si elevano minacciosamente dalle zone industriali (come si intuisce facilmente, contrassegnati dal colore rosso) per poi viaggiare seguendo le dinamiche della circolazione atmosferica, spostandosi così anche attraverso i continenti. Impossibile non notare le differenze tra emisfero settentrionale e meridionale; la simulazione, inoltre, evidenzia andamenti differenti nella concentrazione di CO2 influenzati dai cicli di vita delle piante e degli alberi nel corso delle stagioni.

Nella primavera del 2014, per la prima volta nella storia moderna, la CO2 nell'atmosfera, che ricordiamo è la responsabile chiave nel riscaldamento globale, ha oltrepassato le 400 parti per milione, solo nell'emisfero boreale: per comprendere questo cosa significa, basta pensare al fatto che prima della rivoluzione industriale il livello era di circa 270 parti per milione. La causa principale di questo costante incremento è rappresentata principalmente dai combustibili fossili. Difficile non dare ragione all'UNEP: lo scenario potrebbe diventare catastrofico, se ciascun singolo Stato non fa la sua parte per intervenire.