Potenti arpioni metallici lanciati da navette ‘cacciatrici' per catturare la pericolosa spazzatura spaziale, ovvero satelliti in disuso, stadi di razzi e altri dispositivi – interi o a pezzi – che restano in orbita ammassandosi sopra alle nostre teste. È l'ambizioso progetto di Airbus Defence and Space, una divisione della compagnia europea Airbus Group sorta nel 2014 dalla fusione di Astrium, Cassidian e Airbus Military. Gli ingegneri di Airbus lavorano alacremente a questi avveniristici dispositivi da alcuni anni, ed è stato appena annunciato lo sviluppo del più avanzato arpione.

Lungo un metro, lo strumento è stato ideato per catturare i detriti spaziali più grandi, come il satellite Envisat dell'Agenzia Spaziale Europea, pesante ben 8 tonnellate e fuori uso dal 2012. Il dottor Alastair Wayman, uno dei progettisti senior dell'arpione, è ottimista sulla sua efficacia: “Se possiamo progettare un arpione in grado di far fronte a Envisat , allora dovrebbe essere in grado di far fronte a tutti gli altri tipi di veicoli spaziali, inclusi i molti stadi superiori dei razzi lanciatori che rimangono in orbita”. L'arpione è al momento in fase di test presso gli stabilimenti di Stevenage, nel Regno Unito.

Il vantaggio degli arpioni per la raccolta della spazzatura rispetto a bracci robotici e altri meccanismi in sperimentazione risiede nella ‘semplicità' delle manovre. È infatti sufficiente che il satellite cacciatore si allinei e spari. Una volta agganciato il frammento di interesse, attraverso una corda verrebbe trascinato verso l'atmosfera terrestre per farlo bruciare. Il sistema è in fase così avanzata di progettazione che ad aprile verrà lanciato un primo prototipo di satellite cacciatore, armato con un arpione in miniatura. E' progettato per rilasciare un frammento di spazzatura spaziale da catturare in una seconda fase.

Eliminare i detriti spaziali è diventata una missione prioritaria per enti e agenzie governative. Basti pensare che sono oltre 20mila i frammenti più grandi di 10 centimetri che orbitano sopra alle nostre teste. Sono un pericolo costante per i satelliti funzionanti ma anche per gli astronauti. Se si continueranno a lanciare dispositivi senza pensare al loro destino, c'è il rischio che in futuro l'orbita diventi così satura da non poter più spedire nuovi satelliti o addirittura avviare missioni di esplorazione spaziale.