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5 giorni di quarantena e tampone per chi rientra dall’UE, Pregliasco: “Non basta, servono 14 giorni”

Chi nei prossimi giorni deciderà di andare in vacanza in un Paese dell’Unione Europea potrà farlo, ma dovrà sottoporsi a un tampone prima di partire, a cinque giorni di isolamento al rientro e a un altro tampone al termine della quarantena. La nuova ordinanza firmata dal Ministro della Salute Speranza, tuttavia, sebbene colmi un vuoto normativo importante, secondo il virologo Fabrizio Pregliasco è troppo leggera, non tenendo conto del periodo di incubazione del coronavirus.
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A cura di Andrea Centini
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Il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato una nuova ordinanza che prevede una quarantena di cinque giorni per tutti coloro che rientrano dai Paesi dell'Unione Europea. Oltre al periodo di isolamento, è previsto un tampone sia prima della partenza che uno al termine della quarantena. Si tratta di un'ordinanza firmata in extremis per regolamentare un vuoto normativo legato soprattutto alle imminenti vacanze pasquali. Paradossalmente, in questa fase della pandemia in cui tutta l'Italia risulta essere in zona rossa o arancione, gli italiani in base alla Regione in cui vivono non possono lasciare la propria casa o il proprio comune se non per ragioni di necessità, lavoro, emergenza e un po' di attività fisica, tuttavia possono andare liberamente a prendere un treno o un aereo per recarsi all'estero in vacanza (laddove consentito).

La situazione, oltre ad aver scatenato le ire degli albergatori italiani che soffrono da mesi il blocco del turismo a causa delle restrizioni in vigore, pone anche una questione sanitaria da non sottovalutare. Il periodo di incubazione del coronavirus SARS-CoV-2, infatti, in base a quanto indicato da esperti e principali autorità sanitarie – dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) alla prestigiosa Università di Harvard – spazia dai due giorni alle due settimane. Si tratta della finestra di tempo che intercorre tra l'esposizione al patogeno (contagio) e la comparsa dei primi sintomi. Tenendo anche presente la non infallibile precisione dei tamponi, un periodo di isolamento di soli cinque giorni seguito dal tampone appare troppo breve per essere sicuri al cento per cento di non essere stati infettati durante la permanenza all'estero. Magari proprio sull'aereo del ritorno – questo studio mostra come è possibile infettarsi durante un volo –, all'aeroporto o magari sulle navette che accompagnano i viaggiatori da e per i velivoli.

Abbiamo chiesto un parere sulla questione al professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze). Lo scienziato ha affermato che la nuova ordinanza rappresenta il “tamponamento di una situazione paradossale”, proprio alla luce del fatto che agli italiani non è permesso il libero spostamento all'interno del territorio nazionale. “La mobilità è l'elemento di rischio maggiore che c'è in giro”, chiosa Pregliasco, ritenendo il vuoto normativo che c'era in precedenza sui viaggi nell'Unione Europea un “buco incredibile”. Ma la toppa che ci è stata messa, secondo l'esperto, non è assolutamente sufficiente. Si chiede infatti come mai siano stati scelti proprio 5 giorni, verosimilmente frutto di una “mediazione”. Pregliasco sottolinea infatti che per quarantena e tampone avrebbe atteso il periodo di incubazione noto per il SARS-CoV-2, ovvero il limite delle due settimane; praticamente si tratta del triplo del tempo che dovranno invece trascorrere in isolamento i vacanzieri al rientro.

Quarantena e tampone erano già previsti in precedenza per i Paesi al di fuori dell'Unione Europea e ora lo sono per tutti, ma la nuova ordinanza "pasquale" rischia di generare ulteriore malcontento, anche se il ministro degli Esteri Luigi di Maio si è affrettato a sottolineare che non si vogliono affatto incentivare gli spostamenti, come invece l'isolamento "leggero" potrebbe suggerire.

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