Avviato lo scorso 10 maggio in un sobborgo di Pechino, l'esperimento “Lunar Palace 365” è appena entrato nella fase più delicata dell'intero programma. Per 200 giorni, infatti, un gruppo di quattro studenti laureati presso la prestigiosa Università dell'Aeronautica e dell'Astronautica resterà rinchiuso in una struttura – il Lunar Palace-1 – che simula l'ambiente di una stazione spaziale autosufficiente, ipoteticamente posizionata sulla superficie di un pianeta o una luna inospitali come possono essere Marte e il nostro satellite naturale.

L'esperimento è nato nell'ottica del rinnovato interesse per l'esplorazione spaziale, una corsa alla quale si sono aggiunti diversi paesi emergenti come appunto la Cina, tra i più ambiziosi ed economicamente impegnati. L'obiettivo del governo asiatico è quello di inviare una sonda robotica sulla faccia opposta della Luna (quella che noi non vediamo a causa del fenomeno della rotazione sincrona) entro il 2018, mentre per i primi uomini sulla superficie del satellite bisognerà attendere 2036, il trampolino di lancio per l'esplorazione di pianeti e lune più remote.

Un addetto esterno monitora la situazione all’interno del Lunar Palace–1
in foto: Un addetto esterno monitora la situazione all’interno del Lunar Palace–1

Durante i 200 giorni di test i quattro ragazzi vivranno in uno spazio angusto in totale assenza di luce solare, e ogni aspetto della loro sopravvivenza sarà basato sul riciclo e sullo sfruttamento delle poche e preziose risorse a disposizione sulla “stazione spaziale”. L'acqua potabile sarà ad esempio ottenibile dalle urine, mentre l'ossigeno dipenderà dalle serre di piante coltivate nella struttura, la cui produzione è calibrata proprio per soddisfare il fabbisogno di quattro persone. Nel Lunar Palace-1 c'è anche una sala con animali e microorganismi deputati allo smaltimento dei rifiuti e al recupero di ulteriori risorse.

I ragazzi giurano prima di entrare nel Lunar Palace–1
in foto: I ragazzi giurano prima di entrare nel Lunar Palace–1

Lo scopo dell'esperimento è valutare non solo le reazioni fisiche in un ambiente di questo tipo (l'assenza di luce solare potrebbe anche innescare alcune patologie), ma anche quelle psicologiche, messe a dura prova da oltre sei mesi di totale isolamento. Per questa ragione i coordinatori del progetto hanno stilato un programma completo affinché i ragazzi restino sempre motivati, con una serie di attività da intraprendere dopo un'intensa giornata di lavoro. Come specificato, quella in atto è la fase più delicata dell'esperimento, ma non la prima, dato che i ragazzi appena entrati hanno sostituito il primo gruppo di studenti che è rimasto per sessanta giorni nella struttura. Al termine dei 200 giorni questi ultimi riprenderanno il proprio posto sino alla conclusione dell'esperimento, che fonirà dati preziosi in vista della futura conquista dello spazio.

[Foto di Xinhua/Ju Huanzong]