Credit: Archaeological Solutions
in foto: Credit: Archaeological Solutions

Un cimitero di epoca romana risalente al IV secolo con 52 scheletri perfettamente conservati (17 dei quali decapitati) è emerso da un sito archeologico di Great Whelnetham, vicino a Bury St. Edmunds nel Suffolk, in Inghilterra. A scoprirlo un team di scienziati della Archaeological Solutions, coinvolti negli scavi di un nuovo centro residenziale che sorgerà nella cittadina britannica.

I 17 scheletri decapitati avevano quasi tutti la testa posizionata fra le gambe o di fianco; era stata accuratamente disincarnata prima di essere adagiata vicino al corpo. Secondo gli archeologi guidati dal professor Andrew Peachey, intervistato dalla giornalista della BBC Radio Suffolk Lesley Dolphin, non siamo innanzi a brutali esecuzioni, ma a un raro e singolare processo di sepoltura, del quale non si conosce praticamente nulla.

Gli studiosi sanno che tra il I e il V secolo l'area del Suffolk fu densamente popolata grazie agli insediamenti romani di Colchester e Caistor nei pressi di Norwich. Furono eretti a partire dalla prima metà del I secolo, subito dopo l'invasione dei soldati romani, che sbaragliarono le tribù degli Iceni che popolavano da tempo queste terre. Non è chiaro a quale culto si riferisca questo peculiare metodo di sepoltura, probabilmente a uno in cui la testa veniva considerata parte dell'anima, e che dunque veniva rimossa in specifici riti funebri. Il taglio delle teste è avvenuto da davanti e con precisione, all'altezza della mascella, ed è completamente diverso da quello delle esecuzioni, violento e dal basso. I corpi decapitati appartengono a uomini, donne e bambini, e si tratta dell'unico cimitero di epoca romana dell'area a ospitarli.

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I romani erano soliti seppellire i defunti come facciamo noi oggi, adagiati sulla schiena, spesso accompagnati da oggetti con un significato per la persona deceduta. Sono note diverse sepolture peculiari, ma ciò che stupisce del cimitero del Suffolk è il numero delle stesse, sensibilmente più elevato. Gli scienziati stanno conducendo analisi degli isotopi presenti sullo scheletro per scoprire qualcosa in più sulla popolazione coinvolta nel misterioso e macabro rito. Gli scheletri appartenevano comunque a persone forti, ben nutrite e con accesso a zuccheri e carboidrati, un dettaglio rilevabile dalla dentatura rovinata.