Ieri in tutto il mondo in migliaia hanno sfilato per la People's Climate March: un evento che ha coinvolto città di entrambi gli emisferi, con New York a fare da guida e simbolo di un’iniziativa tanto importante quanto fondamentale. Il cuore pulsante dell'America, d'altronde, ha potuto contare su presenze di elevatissimo profilo, prima tra tutte quella di Ban Ki-Moon, al fianco del sindaco Bill De Blasio il quale vanta nel suo programma un piano per la riduzione delle emissioni pari all'80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 2005. Oltre alle personalità politiche, non sono mancate icone decisamente più popolari come Leonardo di Caprio. Festa o manifestazione che fosse, l'evento è stato una grande occasione per ricordare che la tutela del nostro Pianeta, dimora delle future generazioni, è un dovere tutto nostro. La febbre della Terra, del resto, continua a salire e cresce, così, il coinvolgimento generale per qualcosa che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato semplicemente incredibile: a ben rifletterci, non ha un sapore vagamente fantascientifico (della fantascienza datata, intendo) un fiume di gente che chiede di poter respirare aria pulita e, possibilmente, di farla respirare soprattutto agli altri? Non ci si sente già protagonisti di un futuro quasi apocalittico, quando ci si rende conto che il clima sta impazzendo come conseguenza dell'invasivo impatto antropico e si prova a far sentire la propria voce per fermare un declino altrimenti inevitabile?

Vivienne Westwood Peter Gabriel ed Emma Thompson alla marcia di Londra
in foto: Vivienne Westwood Peter Gabriel ed Emma Thompson alla marcia di Londra

Come osservato argutamente da Wired.it, ieri la marcia per il clima ha scritto un pezzo di storia: tutto questo mentre l'Italia sembra restare decisamente  fuori – manco a dirlo – da un processo appena iniziato ma che è certamente destinato a cambiare in qualche modo il nostro rapporto con l'ambiente. Certo, non sarebbe bello togliere il merito a tutti coloro i quali (pochi, bisogna ammetterlo) sono andati al Colosseo per testimoniare il proprio impegno. Tra questi, la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, giusto per ricordarci che in Italia i politici esistono e che, non solo non hanno alcuna intenzione di occuparsi del discorso ambiente, ma non ne fanno neanche mistero, né si preoccupano di celare tale intento con un, sempre gradito, velo di ipocrisia, magari presenziando. Incarnando, di fatto, l'atteggiamento di una gran parte degli italiani di fronte a tematiche quali "il risparmio energetico": d'altronde, si sa, diventiamo poveri soltanto quando si parla di disoccupazione e PIL.

Politici a parte, comunque, voi provate a fare davvero qualcosa per l'ambiente? Niente che non sia attuabile anche dal più semplice ed indaffarato tra gli esseri umani, intendo: per la progettazione delle invenzioni che miglioreranno la vita sul Pianeta c'è già chi è al lavoro. Qualcuno sì, qualcuno esita: la sola cosa certa è quell'esercito di persone che non solo non ha la benché minima intenzione di dare il più infimo contributo a non insudiciare ogni centimetro cubo di aria o di acqua ma che, soprattutto, ha sempre una scusa pronta per aggirare il problema. Perché è vero che, di fatto, le marce servono a ben poco: ma è altrettanto vero che l'ambiente si salva soltanto con la disciplina. E in troppi eludono questo dovere, trovando anche la solita ridicola scusa per non aver fatto i compiti.

Situazione tipo N° 1 – Ospitalità

– Dove trovo il contenitore per l'umido?

– No, ma perché tu fai la raccolta differenziata? Ahah! E non lo sai che perdi solo tempo? Una sera tornando a casa ho visto che il camion della nettezza urbana metteva dentro tutto assieme!

Situazione tipo N°2 – Il tentativo di coinvolgimento

– Sai, domani ci sarebbe una manifestazione, una marcia per reclamare più attenzione da parte delle istituzioni nei confronti dell'ambiente.

– No, sai, io alle manifestazioni ho smesso di andarci perché ho capito che non servono a niente. Soprattutto perché è con l'impegno quotidiano che si agisce veramente. (Per l'impegno quotidiano in questione, naturalmente, si rimanda a tutte le altre situazioni tipo)

Situazione tipo N° 3 – L'acqua è mia e ne faccio quello che voglio io

– Hai mai sentito dire che sarebbe d'uopo chiudere il rubinetto dell'acqua, che ne so, mentre ci si lava i denti? O che non è necessario far scorrere litri e litri di acqua, mentre gironzoli per casa, affinché questa si riscaldi? Sai, oltre ad essere uno spreco economico, è anche un modo per buttar via un bene preziosissimo.

– Be', ma questo è un discorso che riguarda i Paesi dove l'acqua non c'è. Qui in Italia ci sono un sacco di fiumi, quindi il problema non si pone.

Situazione tipo N° 4 – La tortura

È con l'aria condizionata che lo sprecone energetico riesce a dare il meglio di sé: convinto di avere acquisito chissà quale meraviglia della tecnologia, dopo aver sudato per secoli a causa di un caldo atavico, egli è fermamente convinto che la temperatura media a cui va tenuta inizi rigorosamente con 1, anche quando fuori ci sono quei modesti 25 gradi che renderebbero assai gradevoli i condizionatori, purché utilizzati con un minimo di senno. Non ha capito che più la tiene bassa, maggiore sarà il caldo che sentirà con il trascorrere delle ore ed è convinto che, ai detrattori di questa follia, piaccia sudare. Naturalmente, se lo utilizza a finestre aperte è ancora più contento, s'intende. Provare ad intavolare un discorso sull'inquinamento causato da comportamenti scorretti di questo tipo esporrà a frustrazione e nervosismo, a seconda delle proprie inclinazioni naturali e dell'umore del giorno: tanto vale tenersi la bronchite.

Situazione tipo N°5 – Tanto il mare è grande

Chiunque abbia mai preso un traghetto ed abbia avuto una precisa tipologia di fumatore accanto, la conosce molto bene. Provate ad affrontarlo: sappiate che non siete i primi e, purtroppo, non sarete gli ultimi. Ma non si sa mai.

Situazione tipo N° 6 – Fumo blu

Ossia, il mistero inspiegabile per cui un uomo che è fermo con la propria automobile (o con l'autobus allo stazionamento) senta la necessità di ascoltare il rombo del suo bel motore, anche per interi quarti d'ora senza scomporsi minimamente. La risposta alla richiesta di un po' di requie può essere varia, tra cui la fantasiosa «Altrimenti, poi, non riparte più».

Situazione tipo N° 7 – Il fatalista

Il problema è che, se da noi l'inquinamento è a questi livelli, sono i Paesi poveri a subire le più grandi conseguenze delle nostre malefatte. Quindi, giacché le cose stanno così e sono sempre state così, tutto questo impegno è del tutto superfluo.

Situazione tipo N° 8 – La differenziata 2.0

– Come mai non fai la raccolta differenziata?

– Ma guarda, io anni fa avevo pure iniziato, eh. Poi però ho notato che prima certe cose andavano nel multi-materiale, poi nella carta, inoltre non capisco cosa è indifferenziato secco e cosa umido. Troppo difficile, ci ho rinunciato. Io già sono stanco la sera, poi che mi vogliono far ammattire? (se sei in grado di usare uno smartphone, ti garantisco, sai anche distinguere l'incarto del prosciutto da una buccia di banana)

Situazione tipo N° 9 – Il luogo comune dei luoghi comuni

– Guarda che non è mettendo la carta nella carta che salverai il mondo dal cambiamento climatico, eh! (grazie, ci stavo pensando)

Situazione tipo N° 10 – La soluzione a tutti i mali

Sì, è vero che c'è un cambiamento climatico in atto: tuttavia ho letto che non dipende dall'uomo, dall'inquinamento, dall'effetto serra e quant'altro. Semplicemente la Terra sta entrando in una nuova fase, quindi è inutile affannarsi tanto.

Con questo non intendo dire che, al di là delle Alpi, siano tutti virtuosi. Ci mancherebbe. Certo, esistono anche Paesi molto vicini a noi dove un partito dei Verdi (quelli veri) ha un peso politico non indifferente determinato dall'importanza conferito ad esso dalle elezioni: ma sicuramente la sensibilità all'ambiente è ancora ben lungi dall'essere capillarmente diffusa. Del resto, gli stessi Stati Uniti, dove ieri si è svolta la marcia più affollata e coinvolgente, sono pur sempre il Paese che non rispetta gli accordi del Protocollo di Kyoto. Quello che, tuttavia, traspare con una certa evidenza dal comportamento diffuso rispetto alle questioni ambientali, soprattutto per quel che riguarda la messa in pratica di piccoli, fondamentali gesti, è la solita, ineguagliabile retorica all'italiana, quella che si basa sul vecchio adagio «Va be', tanto fanno tutti così, non cambierà mai niente». Non sarà la raccolta differenziata, il condizionatore ad una temperatura decente o il risparmio energetico a salvarci dal cambiamento climatico e da tutte le conseguenze a cui andremo incontro nei prossimi decenni. E per quanto riguarda l'Italia non saranno neanche le politiche ambientali, evidentemente, dato il palese disinteresse per la questione da parte dei governanti: ma proprio per questo, non sarebbe il caso di diventare un po' più sensibili all'argomento ed aprirsi all'amore per la nostra Terra, anziché continuare a sfruttarla come un oggetto per i nostri più barbari e bassi bisogni?