Il rover della NASA Curiosity potrebbe aver scoperto qualcosa “da libri di storia”. Lo sostiene John Grotzinger, capo-scienziato della missione iniziata lo scorso agosto sul Pianeta Rosso, in un’intervista rilasciata alla National Public Radio. La notizia è stata subito ripresa sul web e ha scatenato una ridda di ipotesi sul contenuto di questa scoperta, che se confermata sarà annunciata nelle prossime settimane, verosimilmente nel corso del meeting dell’American Geophysical Association che si terrà ai primi di dicembre a San Francisco. In quella sede infatti si discuterà delle prime analisi effettuate dal SAM (Sample Analysis at Mars), lo spettrometro installato a bordo del rover Curiosity che permette di analizzare la composizione chimica di campioni del suolo marziano. Proprio l’ultimo campione di suolo che in questo momento si trova nelle viscere del rover grosso quanto un’utilitaria sembrerebbe portare con sé qualcosa di “earth-shaking”, di clamoroso, per usare le parole dello stesso Grotzinger.

Il precedente del metano – Cautela da parte degli scienziati del Jet Propulsion Laboratory della NASA: prima di annunciare l’eventuale scoperta, infatti, bisognerà effettuare verifiche e controverifiche per accertarsi che non si abbia a che fare con un errore nelle strumentazioni o una rilevazione spiegabile altrimenti. Il recente caso del metano marziano insegna: una prima, attesissima analisi dell’aria di Marte per stabilirne la presenza di metano – che può avere un’origine organica – aveva in effetti portato ad annunciare la presenza di quantità di metano in misura rilevante da poter recuperare l’ipotesi dell’origine organica. Ma l’annuncio era stato improvvido: gli scienziati sanno bene che una parte dell’aria analizzata dalla strumentazione poteva essere non quella di Marte, ma della Florida, da dove Curiosity è stato lanciato. Perciò, dopo una “depurazione” della strumentazione del rover, una seconda lettura ha dato risultati negativi.

curiosity nasa marte

I passi falsi della NASA – Del resto, annunci clamorosi in passato hanno fatto molto discutere. È il caso della presunta scoperta di batteri fossili sul meteorite proveniente da Marte ALH84001, ritrovato in Antartide, annunciata con tanto di dichiarazione dell’allora presidente americano Bill Clinton nel 1996. Oggi la comunità scientifica è estremamente scettica su tale conclusione. Due anni fa, invece, l’annuncio della scoperta di batteri con una chimica a base di arsenico anziché di fosforo in un lago terrestre aveva portato a clamorose dichiarazioni sulle maggiori possibilità di scoprire vita nell’universo che tale scoperta comportava. Dopo una ridda di polemiche, oggi le conclusioni dello studio sono state giudicate errate.

Fuga di notizie? – In un momento di nota difficoltà dell’agenzia spaziale americana, alle prese con tagli e incertezze sul futuro dell’esplorazione spaziale – la NASA ha rinunciato di recente alla sua partecipazione all’ambiziosa missione ExoMars insieme all’ESA – la diffusione “ad arte” di voci e rumors su possibili scoperte sorprendenti potrebbe effettivamente far parte di una strategia volta a riaccendere l’interesse dei media e dell’opinione pubblica sul programma di esplorazione del sistema solare, oltre che dei politici del Congresso cui spetta il compito di fissare il budget della NASA per l’anno fiscale 2013. E’ chiaro che tutti si aspettano un annuncio riguardo la possibile presenza di molecole organiche nel suolo marziano, visto il fatto che la scoperta è legata alle analisi dei campioni di suolo compiute dallo spettrometro SAM. Tra le ipotesi meno entusiasmanti c’è quella di una possibile conferma di un’attività vulcanica in corso su Marte o di una composizione chimica del suolo che potrebbe essere favorevole a sostenere la vita, senza però la scoperta di “pistole fumanti” sull’effettiva esistenza passata di forme di vita elementari su Marte.