Geologi del The University of Utah Seismograph Stations (UUSS) e dell'ente federale United States Geological Survey (USGS) hanno rilevato in sole due settimane ben 878 scosse nell'area del supervulcano dello Yellowstone. Sebbene nella maggior parte dei casi esse abbiano avuto una magnitudo di poco superiore a 1 sulla scala Richter, il 15 giugno ne è stata registrata una di 4.4, che ha fatto tremare i diversi villaggi limitrofi. Era dal 2014 che non si presentava un terremoto di questa intensità nella zona, inoltre dall'ultimo sciame sismico così attivo sono trascorsi cinque anni.

Le preoccupazioni di chi si trova a vivere dalle parti dell'enorme caldera, che si estende per un'area di circa 4mila chilometri quadrati (55 chilometri di lunghezza per 72 di larghezza), sono tornate a salire a partire dal 12 giugno, da quando si è avviato il nuoco ciclo sismico. Per i ricercatori, tuttavia, non vi sarebbe alcuna ragione per allarmarsi, dunque hanno deciso di mantenere la bandiera di allerta sul colore verde.

Del resto, quella dello Yellowstone è un'area ad elevatissima attività sismica, dove si registrano dai 1.500 ai 2.000 terremoti all'anno, dei quali circa la metà è rappresentata proprio da questi intensi sciami sismici. Con le condizioni attuali, in base ai calcoli le probabilità dell'esplosione del supervulcano sono di una su 730mila, dunque gli abitanti possono dormire sono tranquilli, anche se un po' ‘movimentati'.

Per innalzare il livello di allerta, il solo sciame sismico (di questa intensità) non è sufficiente; i geologi dovrebbero infatti osservare anche importanti deformazioni superficiali, variazioni nel sistema idrotermale e in quello della produzione di gas. “In genere se vediamo soltanto uno di questi fenomeni, non significa necessariamente che stia per arrivare un'eruzione. Se cominciamo a vedere i cambiamenti in tutti questi aspetti, allora è il caso di rilasciare una bandiera rossa”, ha sottolineato il professor Jamie Farrel, docente presso l'Università dello Utah.

Lo Yellowstone in un passato remoto ha conosciuto tre grandi eruzioni, la più grande delle quali avvenuta 640mila anni fa. Secondo i calcoli dei ricercatori, se dovesse eruttare di nuovo creerebbe comunque soltanto un disastro a livello locale, attraverso un'enorme fuoriuscita di lava. Ben più preoccupante sarebbe invece l'esplosione dei Campi Flegrei, che oltre alla devastazione regionale potrebbe scagliare in cielo talmente tanto materiale da produrre drammatici cambiamenti a livello globale. Fortunatamente, pur mostrando diversi segnali di risveglio da monitorare con attenzione, anche il supervulcano italiano non desta preoccupazioni nell'immediato.