Fu scoperto circa duecento anni fa dall'astronomo italiano Giuseppe Piazzi, si trova nella spettacolare “fascia principale” del Sistema Solare tra Marte e Giove, ha un diametro di un migliaio di chilometri e possiede forma sferica; è questo l'identikit di Cerere, un asteroide promosso al rango di pianeta nano che oggi, grazie a una scoperta congiunta di ricercatori americani e tedeschi, risulta ancor più interessante dal punto di vista scientifico. Gli studiosi del Max Planck Institute e dell'Università dell'Arizona, infatti, grazie all'analisi dell'idrogeno hanno confermato la presenza di consistenti depositi di ghiaccio sia sotto la superficie che all'interno di una decina di crateri profondi, concentrati principalmente ai poli del corpo celeste.

cerere-bin foto: in foto: il fondo ghiacciato di un cratere di Cerere (Crediti: NASA/JPL–Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

I dati acquisiti dalla sonda Dawn, lanciata in orbita il 27 settembre 2007 dalla NASA col preciso scopo di analizzare Cerere e Vesta, un altro asteroide messo sotto la lente di ingrandimento tra il 2011 e il 2012, sono stati presentati al convegno dell'American Geophysical Union (attualmente in corso a San Francisco) e dimostrano quanto già ipotizzato da altri studi e osservazioni. Nelle fotografie scattate dalla sonda in avvicinamento, gli astronomi del Jet Propulsion Laboratory avevano già individuato misteriose macchie bianche riflettenti all'interno dei crateri. Le immagini vennero diffuse sul web attraverso un curioso sondaggio, e tra le ipotesi proposte più votate dagli internauti, dai geyser ai depositi di sale, passando per formazioni vulcaniche e rocciose peculiari, la spuntò proprio quella dell'acqua allo stadio solido, ora ufficialmente confermata dai due studi pubblicati sulle autorevoli riviste scientifiche Nature Astronomy e Science.

Cerere come non si era mai visto prima

Cerere è considerato una sorta di pianeta allo stato embrionale, uno dei pochi superstiti tra i corpi celesti della stessa classe dalla formazione del Sistema Solare; quasi tutti gli altri, infatti, si fusero per dare origine ai pianeti veri e propri – come la Terra e Marte – o vennero proiettati al di fuori di esso dal gigante Giove. A causa della bassa magnitudine, ovvero della luminosità, è possibile osservarlo a occhio nudo (come una stella) solo in eccezionali condizioni, altrimenti è necessario un telescopio o un potente binocolo. Le nuove informazioni ottenute su Cerere aiutaranno gli scienziati a comprendere meglio come si siano formati i pianeti del Sistema Solare.

[Foto di NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA/PSI]