Marte e gli asteroidi saranno i prossimi grandi obiettivi dell’Agenzia spaziale italiana. Sono questi infatti i risultati degli accordi internazionali siglati nei giorni scorsi prima con l’ESA e poi con la NASA, e che ancora una volta vedono il nostro paese in prima fila nelle grandi imprese spaziali. Nonostante non manchino polemiche sulla gestione dell’ASI, l’Agenzia negli ultimi anni ha inanellato importanti successi: dalla messa in orbita della costellazione di telerilevamento civile/militare Cosmo-SkyMed al lancio del Vega, il vettore leggero europeo sviluppato per buona parte in Italia. Senza parlare del contributo decisivo a numerose missioni di esplorazione spaziale, e del volo di Luca Parmitano, che si è appena aggiunto all’equipaggio della ISS diventando il sesto astronauta italiano. All’annuale Salone internazionale dell’aeronautica e dello spazio di Le Bourget, il presidente dell’ASI, Enrico Saggese, ha ora firmato il contratto finale con l’ESA per la realizzazione del programma ExoMars, che si annuncia già essere il più ambizioso programma di esplorazione del Pianeta Rosso.

L'Italia su Marte.

ExoMars sarà la prima missione europea a portare un rover su Marte. C’era già stato un tentativo dieci anni fa, quando insieme alla sonda Mars Express (ancora attiva e in orbita) l’ESA inviò anche il Beagle 2, di cui però si persero i contatti poco prima dell’atterraggio. Nuove tecnologie permettono oggi di ritentare l’impresa, dandosi anche obiettivi più ambiziosi: ExoMars andrà in cerca di tracce biologiche che testimonino l’eventuale presenza di vita passata o presente su Marte, meglio di quanto stia facendo oggi il rover della NASA Curiosity. La NASA stessa sarebbe dovuta essere partner al 50% dell’impresa, ma lo scorso anno si è definitivamente sfilata. Il suo posto è stato preso dalla Russia, la cui agenzia spaziale Roskosmos sta tornando a fare sul serio, nonostante il fallimento della missione PhobosGrunt, diretta sulla luna marziana di Phobos, andata persa poco dopo il lancio.

La missione ExoMars sarà costituita da un orbiter lanciato nel 2016 e un rover che atterrerà nel 2018.
in foto: La missione ExoMars sarà costituita da un orbiter lanciato nel 2016 e un rover che atterrerà nel 2018.

ExoMars si divide in due fasi. La prima, tra tre anni, nel 2016, immetterà un orbiter intorno al Pianeta Rosso, con compiti di analisi dei gas, che sgancerà il modulo EDM (Entry and Descent Module), un dimostratore per testare la capacità di discesa e atterraggio sulla superficie. L’EDM sarà realizzato da Thales Alenia Space, a cui è affidata anche la commessa principale per il 2018. Due anni dopo, infatti, giungerà su Marte il rover di esplorazione. La multinazionale con sede a Torino si occuperà di tutti gli aspetti del rover, dal sistema di navigazione al laboratorio di analisi dei campioni, incluso un trapano in grado di perforare la superficie. Roskosmos si occuperà invece del modulo di discesa per il 2018 e del lancio della missione con un vettore Proton.

Un contratto da 643 milioni di euro per Thales Alenia Space, il cui amministratore delegato Elisio Giacomo Prette non nasconde la soddisfazione: “La costanza e la tenacia delle agenzie spaziali europea e italiana ha dato garanzia e continuità al lavoro delle componenti industriali e ha consentito la prosecuzione di tutte le attività destinate a minimizzare i rischi di sviluppo insiti in una missione così nuova e complessa”. Soddisfazione anche da parte di Saggese, che sottolinea come ExoMars “sarà il primo programma di esplorazione robotica made in Italy”. Per il primo step il lancio è previsto nel gennaio 2016, mentre il secondo lancio sarà effettuato – se tutto andrà bene – nel maggio 2018.

A caccia di asteroidi.

Marte è però solo uno dei due grandi obiettivi dell’Italia spaziale nei prossimi anni. L’altro sarà portato a compimento con la NASA, storico partner dell’ASI: all’alba del programma spaziale italiano, molto prima dell’istituzione dell’ASI, fu infatti l’agenzia spaziale americana a mettere a disposizione il lanciatore Scout che fece del nostro paese il terzo al mondo a mettere in orbita un proprio satellite. E negli anni la collaborazione bilaterale si è consolidata con gli accordi che hanno fatto volare sugli shuttle i nostri primi astronauti, nonché con il ruolo decisivo che l’industria aerospaziale italiana ha giocato per la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale. In virtù dei primati nostrani, il presidente della NASA Charles Bolden ha firmato ieri con Enrico Saggese una serie di accordi tra cui la partecipazione dell’Italia al programma “Asteroid Grand Challenge”.

Catturare un asteroide e parcheggiarlo in orbita lunare per poi farci atterrare astronauti: si farà nel 2021.
in foto: Catturare un asteroide e parcheggiarlo in orbita lunare per poi farci atterrare astronauti: si farà nel 2021.

La visita di Bolden non era annunciata ma a incontrare il numero uno della NASA c’era anche il premier Enrico Letta, a testimoniare il grande interesse dell’Italia nello spazio. La fetta più grossa del negoziato ha riguardato la missione per la cattura di un asteroide e il suo trasferimento nell’orbita della Luna lanciata dal presidente americano Barack Obama come tappa di avvicinamento allo sbarco umano su Marte. Una missione di importanza strategica enorme. Innanzitutto perché costituirà il banco di prova della navicella Orion che la NASA sta realizzando per sostituire gli Shuttle: l’Orion catturerà un asteroide di piccola taglia, un near-earth asteroid, e lo porterà nell’orbita della Luna per consentirne lo studio. Attraverso analisi e prospezioni minerarie, gli Stati Uniti intendono aprire la strada all’industria per lo sfruttamento minerario degli asteroidi che sta già scaldando i motori. In ballo ci sono fatturati davvero stellari che potrebbero rilanciare l’economia mondiale.

Una sfida internazionale.

Il presidente della NASA, Charles Bolden (a sinistra) e il presidente dell'ASI, Enrico Saggese.
in foto: Il presidente della NASA, Charles Bolden (a sinistra) e il presidente dell'ASI, Enrico Saggese.

Ma non solo: atterrando sull’asteroide sarà possibile testare le tecnologie necessarie per la missione umana su Marte, ora fissata nel 2030, e soprattutto dimostrare la capacità di intercettare e spostare asteroidi pericolosi per il nostro pianeta, così da mettere la Terra al riparo da rischi apocalittici. Non a caso, dunque, Obama ha definito il programma un “Gran Challenge”, una grande sfida per tutta l’umanità. “Il nostro paese è stato scelto dalla NASA come primo partner per iniziare il dialogo con gli Stati europei riguardo questo straordinario progetto”, ha annunciato Saggese. “E noi tutti speriamo che ci sia la volontà dei 40 paesi del mondo impegnati nelle attività spaziali, compresi Cina e India, a convergere su questa missione”.

I costi non sono ancora stimabili, ma nell’ordine di una decina di miliardi di dollari almeno, a parte quelli già investiti per la realizzazione della navicella Orion. Nessun rischio per la Terra, dato che l’asteroide sarà immesso in orbita lunare e ci resterà per “almeno un secolo”. Inoltre, sarà abbastanza piccolo da disintegrarsi in atmosfera nell’improbabile eventualità che ci sfugga di mano. Il presidente Bolden ha quindi incontrato il ministro della ricerca scientifica, Maria Chiara Carrozza, il viceministro degli esteri Marta Dassù, e il presidente del consiglio Enrico Letta, siglando tra l’altro un accordo di cooperazione per la missione Bepi Colombo su Mercurio prevista nel 2015.