Ricercatori della Cornell University di Ithaca (stato di New York) hanno determinato che, a causa dell'innalzamento dei mari catalizzato dai cambiamenti climatici, nel 2100 potranno esserci fino a due miliardi di rifugiati. Si tratta di un numero impressionante di persone, legato a una moltitudine di fattori che intersecandosi fra loro genereranno un vero e proprio scenario catastrofico. Del resto, trovare una collocazione per tutti sarà estremamente complesso, e i ricercatori pensano che tutto ciò si tradurrà in compromessi e soprattutto conflitti. “Stiamo per avere più persone su meno terra, ben prima di quanto si possa pensare”, ha sottolineato il professor Charles Geisler, autore principale dello studio e docente di Sociologia dello sviluppo presso l'autorevole ateneo americano.

Il primo tassello del puzzle messo nel mirino dagli studiosi è quello che determinerà l'effettiva riduzione delle terre emerse, ovvero lo scioglimento dei ghiacci prodotto dal riscaldamento globale. Il costante aumento delle temperature medie legato ai fattori antropici, come le emissioni di gas serra, benché sottostimato dall'attuale amministrazione USA si è trasformato in una bomba a orologeria, i cui effetti risultano risultano già tangibili sul piano ambientale. Basti pensare allo sbiancamento dei coralli, all'invasione di specie aliene e alla siccità, con la quale stiamo iniziando a confrontarci anche qui in Italia, come problema strutturale e non occasionale.

L'innalzamento dei mari si tradurrà in una fuga di massa dalle terre costiere, che molto spesso sono anche le più ricche e fertili, determinando un ulteriore danno ai fragili equilibri con i quali dovremmo confrontarci. Uno dei problemi principali risiede nel fatto che in pochissimi stanno mettendo in atto piani concreti per gestire questo inevitabile esodo, e al momento soltanto la Florida (che ha la seconda linea costiera più lunga degli Stati Uniti) e la Cina stanno affrontando seriamente la questione.

A rendere ancor più drammatici i numeri vi sarà anche la crescita demografica della nostra specie: secondo un rapporto delle Nazioni Unite, infatti, saremo 9 miliardi all'inizio del 2050 e ben 11 miliardi nel 2100. Un numero enorme di persone per un pianeta dove desertificazione, calo di produttività primaria, espansione delle aree urbane ed esaurimento delle risorse naturali saranno fenomeni sempre più difficili da gestire. Senza dimenticare i rifugiati ‘extra' prodotti da guerre e altri eventi catastrofici.

Sebbene si tratti di un problema del prossimo futuro, i ricercatori spiegano che “la pressione è tutta su di noi”, al fine di contenere le emissioni di gas serra ai livelli attuali. “È la migliore strategia contro i cambiamenti climatici, l'aumento del livello del mare e le conseguenze catastrofiche che possono impattare sulle coste, così come verso l'interno, in futuro”, ha concluso Geisler. I dettagli della ricerca saranno pubblicati sulla rivista scientifica Land Use Policy ma sono già visibili su ScienceDirecte.

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