Astronomi dell'Osservatorio Konkoly di Budapest (Ungheria) hanno confermato l'esistenza di una luna attorno a 2007 OR10, un oggetto transnettuniano della fascia di Kuiper che ha tutte le carte in regola per essere promosso a pianeta nano. Per dimensioni, infatti, si tratterebbe del terzo corpo celeste di questo genere, dietro al ‘retrocesso' Plutone e ad Eris: non a caso molti studiosi stanno sollecitando l'Unione Astronomica Internazionale (IAU) per dedicargli un nome ufficiale vero e proprio, invece di lasciarlo nella fredda nomenclatura tecnica.

Ma torniamo alla luna. L'esistenza di un satellite naturale per 2007 OR10 era stata già avanzata nel 2016, tuttavia solo quest'anno, grazie a un'indagine più approfondita, gli scienziati hanno ottenuto ulteriori conferme. Scoprire un oggetto di questo tipo che orbita attorno a un “mini pianeta” a ben 15 miliardi di chilometri dal Sole (in afelio), del resto, è una vera e propria impresa.

I ricercatori ungheresi sono stati incuriositi da un parametro particolare, che li ha spinti a indagare a fondo. I ghiacciati oggetti celesti che fluttuano nella fascia di Kuiper, una remota regione ai confini del Sistema solare, compiono infatti una rotazione sul proprio asse in meno di 24 ore, ovvero hanno un giorno che dura meno di quello terrestre. Ma 2007 OR10 compie questo moto in 45 ore. La sua lentezza suggerisce che c'è qualcosa a “frenarlo”, e una luna con la sua forza gravitazionale rappresenta il candidato più probabile. Così il team del dottor Csaba Kiss, autore principale dello studio, ha deciso di rispolverare vecchie foto del Telescopio spaziale Hubble, trovando in due immagini del 2009 e del 2010 le prove della sua esistenza.

Per suffragarle, gli astronomi hanno deciso di puntare il distante corpo celeste con altri due telescopi spaziali, l'Herschel e il Kepler, e grazie alle immagini nell'infrarosso hanno determinato che 2007 OR10 ha un diametro superiore a 1.500 chilometri, mentre quello della sua luna si attesta tra i 237 e i 400 chilometri. L'aspetto più interessante di questa scoperta risiede nel fatto che tutti i pianeti nani di queste dimensioni, ad eccezione di Sedna, hanno dei satelliti naturali, un dettaglio che suggerisce alcune indicazioni importanti sul Sistema solare in formazione. Ad esempio, i ricercatori ipotizzano che vi fosse un'elevatissima densità di oggetti celesti, accompagnata da molteplici collisioni. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Astrophysical Journal Letters.

[Foto di NASA/ESA]