in foto: Ogni anno muoiono 5 milioni di persone a causa del fumo

La salute dell'essere umano è quotidianamente messa a dura prova dall'inquinamento provocato dalle industrie, dagli scarichi delle auto e dalle sigarette. Se alcuni di questi responsabili della pessima aria che respiriamo non possono essere facilmente controllati, ce n'è uno, il fumo, che può essere ridotto al punto da permettere a milioni di persone di continuare a vivere.

Una triste conta.

A richiedere un impegno maggiore nella lotta contro il fumo sono i ricercatori che, in occasione della “Conferenza Mondiale Tabacco o Salute (World Conference on Tobacco or Health)” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che si terrà ad Abu Dhabi dal 17 al 21 marzo 2015, fanno appello alle Nazioni Unite perché si decidano, una volta per tutte, a mettere in azione piani efficaci di lotta a questo nemico che, più di altri, può essere controllato. L'obiettivo della call to action pubblicata su Lancet è quello di ridurre al 5% la popolazione di fumatori entro il 2040. Nel mondo, oggi, sono infatti 650 milioni i fumatori e, secondo l'OMS, 5 milioni sono le persone che ogni anno muoiono a causa del fumo, in seguito a tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie. E questa cifra è destinata a raddoppiarsi entro il 2030, se la situazione attuale non cambierà. Solo nell'Unione Europea, i fumatori sono 4,5 milioni e i morti a causa delle sigarette sono 650.000. Nel nostro Paese, i fumatori sono il 20,6% della popolazione e 80.000 le vittime di questo vizio.

I fumatori non sono percepiti come malati.

I fumatori sono malati e affetti da dipendenzain foto: I fumatori sono malati e affetti da dipendenza

Il problema principale legato al vizio del fumo è che spesso non viene considerato come una vera e propria dipendenza, per quanto sia stata definita tale nel 1994 quando è stata inserita nella lista delle “dipendenze patologiche” dall'OMS, quindi la sua cura non viene affrontata adeguatamente. I fumatori, nella quasi totalità dei casi, scelgono di smettere senza chiedere il supporto di persone qualificate e questo comporta minori probabilità di successo. Trattandosi infatti di una vera e propria dipendenza, ha implicazioni psicologiche e fisiche che non tutti i fumatori riescono ad affrontare da soli, ricadendo così in poco tempo nel vizio. Sostenere la presenza sul territorio dei centri anti-fumo, che attualmente fanno fatica a sopravvivere, risulta dunque basilare per sperare di poter guarire i fumatori dalla loro dipendenza.

Il prezzo della vita.

Per intervenire bisognerebbe dunque attaccare questo male moderno e silenzioso da più fronti. Innanzitutto aumentando pesantemente il prezzo delle sigarette e del tabacco, al punto quasi da renderle un prodotto non di facile acquisto. È vero che questo potrebbe sembra un disincentivo solo per persone economicamente meno fortunate, ma in fondo si tratta di limitare l'accesso ad un prodotto pericoloso per la salute, quindi non un bene primario utile alla sussistenza. In questo caso, una discriminazione di tipo economico potrebbe in realtà giocare a favore della salute dei meno abbienti.

Rieducare la società.

Vietare per rieducare le societàin foto: Vietare per rieducare le società

Oltre all'incentivazione dei centri anti-fumo e all'aumento dei prezzi delle sigarette e del tabacco, bisognerebbe incrementare i divieti. Tra questi quello di fumare in presenza di minori in auto, nei parchi o allo stadio. Se non è facile multare i trasgressori in contesti simili, gli esperti sostengono che la sola presenza del divieto potrebbe bastare a, quanto meno, ridurre il consumo di sigarette poiché chi ne fa uso è cosciente di essere un trasgressore. Per poter arrivare ad una svolta e modificare la situazione attuale, quella che deve essere messa in pratica è quindi una vera e propria rieducazione al fumo. Considerarlo negativamente, parlarne per i suoi aspetti peggiori e rendere consapevoli delle conseguenze a cui porta, può formare una nuova società, fatta di individui meno attratti da questo prodotto. Nello stesso mondo dello spettacolo, ad esempio, l'uso di sigarette viene spesso mitizzato e, nell'immaginario comune, è un collante sociale, un momento di condivisione. Insomma, gli aspetti positivi, che negli anni hanno reso celebre il fumo, sono riusciti a mettere in ombra i risvolti negativi sulla salute.

Conflitto di interessi.

La guerra al fumo non è semplice anche a causa dell'impatto che avrebbe sull'economia. C'è infatti di fondo un conflitto di interesse, come spiega Tobacco End Game, tra le spese che lo Stato deve affrontare ogni anno per la sanità pubblica, di cui fanno uso i fumatori malati, e i guadagni ottenuti grazie alle accise sul tabacco. Si calcola infatti che annualmente il settore del fumo porti nelle casse dello Stato circa 13 miliardi di euro di gettito fiscale, per un giro d’affari di oltre 20 miliardi e 200.000 posti di lavoro. Allo stesso tempo, i costi del tabacco sono di 21,5 miliardi di euro, di questi 9 di costi diretti e 12,5 di costi indiretti, senza contare i costi intangibili, quelli cioè legati al dolore e alla sofferenza per la perdita di una vita.