Se la notizia si limitasse al fatto che il 2012 sia stato un anno particolarmente caldo, la preoccupazione per lo stato di salute del Pianeta potrebbe essere esagerata o addirittura ingiustificata: in natura le eccezioni e le "anomalie" costituiscono, in realtà, la norma di un meccanismo che, come uomini, riusciamo a comprendere ma non esattamente del tutto. Il dato, però, non è semplicemente questo perché l'anno che si è da poco concluso non ha costituito un isolato picco di calore per la Terra: la NASA ha infatti spiegato che il 2012 è stato il nono anno più caldo dal 1880 ma anche che i nove anni più caldi, in questi ultimi 132 anni di registrazioni di temperature globali, sono tutti concentrati dopo il 2000, eccezion fatta per il 1998.

Insomma, una tendenza in atto che, da oltre un decennio a questa parte, spinge progressivamente più su la colonnina delle temperature con un aumento medio globale, a partire dal 1880, che secondo le più recenti analisi sarebbe pari a 0.8 gradi Celsius; e alla quale tendenza certamente non beneficiano le emissioni nell'atmosfera di gas serra, ancora molto lontane dal ricevere una regolamentazione severamente restrittiva (come purtroppo, sarebbe necessaria) e distribuita in maniera omogenea in tutti i Paesi del Pianeta. Come spiegano gli scienziati, infatti, i modelli climatici prendono in considerazione l'eventualità di oscillazioni ma, quello che lasciano prevedere i dati degli ultimi decenni, è proprio un costante riscaldamento globale in cui la CO2 gioca il ruolo di principale responsabile: e in cui gli eventi meteorologici estremi sembreranno sempre più destinati a moltiplicarsi.

Il global warming sta facendo impazzire il tempo: questa non è più una considerazione da ambientalisti, bensì la realtà con la quale si confrontano gli stessi climatologi oggigiorno. Dinanzi ad una disciplina complessa – non bastano centinaia di satelliti in orbita attorno al Pianeta per poter sapere con precisione quale meteo ci accoglierà domani mattina – l'evidenza di un trend quale è quello del riscaldamento globale apre la strada a molte preoccupazioni: gli effetti di tale fenomeno saranno inevitabilmente seri ma difficile è riuscire ad immaginare in quali modalità si manifesteranno.

Fioriture precoci e nevicate in Medio Oriente.

neve a gerusalemme

Le anomalie climatiche contemporanee, e le loro conseguenze, costituiscono comunque un piccolo assaggio di quello che il Pianeta potrebbe sperimentare entro un arco di tempo relativamente breve: per tale ragione gli occhi degli scienziati sono puntati su quegli eventi meteorologici estremi (siccità e aumento della desertificazione, uragani e cataclismi sempre più violenti ed imprevedibili) che si avviano progressivamente a diventare normalità e non più eccezione. Così, mentre lo scioglimento dei ghiacciai artici fa registrare picchi negativi sempre più allarmanti, la neve che ha destato Gerusalemme qualche giorno fa (una tempesta invernale che ha paralizzato la città, coperta da venti centimetri di candido manto) e il caldo torrido dell'Australia, appaiono sempre più come i segnali di una Terra che arranca e fatica a mantenere l'equilibrio tra i suoi mille problemi di salute.

Nel frattempo, sull'area orientale degli Stati Uniti i doni di primavere frettolose impensieriscono allo stesso modo gli scienziati: uno studio recentemente pubblicato da PLOS ONE evidenzia come negli anni 2010 e 2012 si siano verificate delle fioriture premature, con piante arrivate a sbocciare addirittura anche con sei settimane di anticipo rispetto alla norma. I dati relativi agli ultimi anni sono stati confrontati con quelli storici raccolti negli stati del Massachusetts e del Wisconsin, a partire rispettivamente dal 1852 e dal  1935, mettendo in risalto un trend che riguarderebbe un'area piuttosto estesa del continente americano in cui delicati e variopinti boccioli starebbero iniziando a dare la propria gentile ma ferma risposta al riscaldamento globale.