Un team di ricerca internazionale coordinato da studiosi del Columbia University Medical Center (CUMC) e del La Jolla Institute for Allergy and Immunology ha scoperto che a scatenare il morbo di Parkinson potrebbe essere un'anomalia del sistema immunitario, che spingerebbe i globuli bianchi (le cellule T) ad aggredire i neuroni che producono dopamina. Questa ipotesi riporta in vita una teoria proposta circa cento anni fa, che tuttavia venne accantona dai ricercatori poiché all'epoca si riteneva che le cellule immunitarie non fossero in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, e che dunque non potessero aggredire i neuroni.

In supporto del nuovo studio, oltre alla recente dimostrazione della potenziale permeabilità della suddetta barriera, che protegge il tessuto cerebrale dall'invasione di sostanze tossiche, vi è anche un'altra ricerca del 2014 condotta dallo stesso team, che ha messo in luce la capacità delle cellule T di colpire i neuroni dopaminergici. Ciò potrebbe avvenire perché queste cellule cerebrali, sulla propria superficie, hanno proteine che aiutano il sistema immunitario a riconoscere sostanze estranee.

Partendo da queste ricerche, gli studiosi guidati dal professor Alessandro Sette hanno scoperto che il sistema immunitario sarebbe spinto ad attaccare i neuroni dopaminergici a causa dell'accumulo della alfa-sinucleina danneggiata, un proteina solubile che in presenza del morbo di Parkinson genera veri e propri aggregati insolubili. In parole semplici, per il team di Sette si innesca una reazione autoimmune dovuta al sistema immunitario ‘ingannato' da tale proteina danneggiata. Attraverso l'analisi del sangue di 67 pazienti malati di Parkinson, mescolato con proteine cerebrali come l'alfa-sinucleina, è stata evidenziata una reazione delle cellule T, che invece è stata risultata col sangue dei 36 partecipanti del gruppo di controllo.

“Resta da capire se la risposta immunitaria per l'alfa-sinucleina è una causa iniziale di Parkinson o se essa contribuisce alla morte dei neuroni, peggiorando i sintomi dopo l'insorgenza della malattia”, ha sottolineato l'autore principale dello studio. Recentemente diversi studi hanno dimostrato l'associazione tra il morbo di Parkinson e i batteri della flora intestinale, come quello condotto dall'Università dell'Alabama, dunque è possibile che a scatenare la patologia neurodegenerativa possa essere un insieme di fattori. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.