Un team di zoologi delle università di Basilea (Svizzera) e Lund (Svezia) ha determinato che i ragni riescono a divorare ogni anno tra i 400 milioni e gli 800 milioni di tonnellate di carne, un quantitativo doppio rispetto a quello consumato dalla nostra specie, in base ai dati forniti dall'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO). Le prede principali per gli aracnidi sono naturalmente gli insetti, ma rappresentano un vero e proprio incubo anche per i cosiddetti collemboli, piccoli e diffusissimi invertebrati (le specie più grandi non superano i 5 millimetri di lunghezza) che in passato facevano parte del più ricco ordine degli artropodi. Oltre alle prede più comuni, che rappresentano la portata principale della loro dieta, i ragni tropicali di grosse dimensioni non disdegnano la carne di piccoli vertebrati, come rane, uccelli, pesci e persino mammiferi, in particolar modo pipistrelli.

Gli studiosi hanno sviluppato la stima delle prede consumate attraverso un modello matematico che ha tenuto conto dei risultati di molti altri studi, prendendo in esame la distribuzione, il censimento e le abitudini alimentari dei ragni. Dai calcoli è emerso che tutti gli esemplari delle 45 mila specie di ragno note alla scienza, messi assieme avrebbero un peso di ben 25 milioni di tonnellate. Sono così diffusi che in alcune aree possono essercene anche un migliaio per metro quadrato. Questi invertebrati uccidono la maggior parte delle loro prede nelle foreste e nelle praterie, mentre mangiano meno insetti nei deserti, nella tundra artica e nei terreni di uso agricolo.

Un ragno ghermisce la sua preda: foto di Alvesgaspar https://it.wikipedia.org/wiki/Araneae#/media/File:Spider_and_fly_March_2008-2.jpg
in foto: Un ragno ghermisce la sua preda: foto di Alvesgaspar

A causa del quantitativo enorme di prede divorate ogni anno, che supera anche quello delle balene, stimato in 280-500 milioni di tonnellate, i ragni rappresentano un gruppo chiave per mantenere intatti gli equilibri ecologici, ad esempio impedendo alle popolazioni di artropodi infestanti di proliferare senza controllo. Ciò comporta benefici enormi anche per gli interessi dell'uomo, sebbene gli aracnidi non siano tra gli animali più ‘apprezzati'. I dettagli dell'affascinante studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Science of Nature.

[Foto di Honza Beran]