Un team di geologi della Carnegie Institution for Science, un'organizzazione dedita alla ricerca scientifica sita a Washington, ha determinato che degli oltre 5.200 minerali ufficialmente riconosciuti dall'Associazione Mineralogica Internazionale (IMA), ben 208 – il 4 percento del totale – esistono solo direttamente o indirettamente per l'intervento dell'uomo. Secondo gli studiosi sarebbe la prova lampante dell'esistenza di un cosiddetto Antropocene. Il termine, coniato dal biologo Eugene Stoermer negli anni ottanta del secolo scorso, si riferisce a un'ipotetica epoca geologica plasmata dalle principali attività umane, che hanno cambiato radicalmente il volto del pianeta. È divenuto di uso comune a partire dal 2000, quando il premio Nobel per la chimica (1995) Paul Josef Crutzen lo utilizzò nel libro “Benvenuti nell'Antropocene”.

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Secondo gli studiosi della Carnegie, la diversificazione delle specie minerarie ‘antropiche' sarebbe stata catalizzata a partire dalla seconda metà del XVIII secolo attraverso la rivoluzione industriale, il cui impatto sul clima e sull'inquinamento è stato (e lo è tuttora) devastante. Il boom della distribuzione e variazione mineraria si è avviato 2,2 miliardi di anni fa con la cosiddetta ‘Grande ossidazione', ovvero con l'aumento dell'ossigeno atmosferico che ha determinato la ‘nascita' del 70% dei minerali noti, ma negli ultimi due secoli c'è stata una nuova e improvvisa accelerazione non legata a cause naturali: “250 anni rispetto ai 2 miliardi di anni è la differenza tra un battito di ciglia e un mese”, ha sottolineato il dottor Robert Hazen, uno degli autori dello studio. “In poche parole – ha proseguito il ricercatore – viviamo in un'epoca di ineguagliabile diversificazione dei composti inorganici”.

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Tra i 208 minerali plasmati dall'attività antropica, molti sono stati prodotti dagli scavi minerari e dagli incendi, ma non mancano elementi caratteristici delle fonderie o delle tubature approntate per sfruttare l'energia geotermica. Alcuni sono stati creati artificiosamente dall'uomo per i propri interessi; basti pensare ai chip al silicio. In 29 dei 208 minerali sono presenti tracce di carbonio e 14 di essi non sono presenti in natura. Secondo gli studiosi, che hanno pubblicato i propri risultati su American Mineralogist, questo processo sta continuando a un ritmo vertiginoso e molti minerali debbono ancora essere scoperti, soprattutto nelle miniere abbandonate. L'avidità dell'uomo e la sua passione per i preziosi ha inoltre determinato una ridistribuzione di interi gruppi di minerali.

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[Foto di Carnegie]