Ci abbiamo messo qualche decennio, ma alla fine ce l'abbiamo fatta: abbiamo superato il punto di non ritorno per quanto riguarda il livello di anidride carbonica nell'atmosfera. Il dato, come spiegano dallo Scripps Institute for Oceanography, ha infatti superato la soglia di 400 ppm (parti per milione) nel mese di settembre e probabilmente raggiungerà i 401 ppm. Ma non è tutto. La soglia superata, oltre ad essere sopra quella considerata sicura, che è di 350 ppm, difficilmente potrà scendere entro i prossimi anni.

Se in passato da settembre ad ottobre si segnava una diminuzione di CO2 di 0,45 ppm, per quest'anno si prevede invece un dato costante se non in crescita, per non parlare di novembre che, secondo le previsioni, potrebbe toccare addirittura i 410 ppm. In ogni caso si presuppone che la media d'ora in poi resterà intorno ai 401 ppm.

Ma cosa sono le parti per milione? E perché ci preoccupano?

Le parti per milione rappresentano un'unita di misura utilizzata per individuare bassi livelli di concentrazione di un elemento chimico, nel caso in questo ci riferiamo all'anidride carbonica, la CO2. Alti livelli di CO2 nell'atmosfera implicano un incremento delle temperature e quindi del riscaldamento globale, con conseguenti problemi per la nostra sopravvivenza e per quella di animali e piante, visti i cambiamenti climatici che comporta.

In pratica, la quantità di anidride carbonica immessa nell'aria, sia naturalmente, sia dalle emissioni provocate dall'uomo (fabbriche, auto, condizionatori), di solito viene bilanciata da altri processi di assorbimento che ne riducono la concentrazione. Quando però le emissioni sono troppe, quindi quando c'è troppa CO2, questo equilibrio viene a mancare, l'anidride carbonica si accumula e le temperature si alzano.

400 ppm nell'atmosfera sono dunque il simbolo dell'inquinamento da noi provocato e l'ennesima prova dei pericoli del riscaldamento globale.