in foto: immagine Lindsay Robinson/University of Georgia

Un mare di bottiglie, confezioni di alimenti, giocattoli, reti: naviganti senza sosta, agitati da onde e correnti, pericolo per gli animali marini e spesso causa di morte per essi. Che mari ed Oceani siano ormai da anni dimora di tonnellate di rifiuti non è una novita: la letteratura scientifica torna sull'argomento fin dagli anni '70, in una situazione che si aggrava sempre di più. Difficile è sempre stato fare una stima della quantità di plastica che finisce in mare ogni anno: si pensi, a tal propsito, al Pacific  Trash Vortex, l'isola di spazzatura galleggiante collocata nel Pacifico che secondo alcuni avrebbe l'estensione superficiale della penisola iberica, secondo altri addirittura dell'intero territorio degli Stati Uniti.

Un nuovo modello per "pesare" la plastica in mare.

Adesso un nuovo studio, guidato da Jenna Jambeck della University of Georgia e pubblicato dalla rivista Science, ha reso note le stime ottenute attraverso l'analisi di specifici parametri. Sostanzialmente, il contributo delle 192 nazioni che si affacciano sul mare e che nell'anno 2010 hanno prodotto circa 275 milioni di tonnellate di plastica, varierebbe tra i 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate: plastica che ha preso la via del mare per restarci a lungo, praticamente per sempre.

Ad oggi il metodo più utilizzato per ottenere dati sulla diffusione dei rifiuti in mare prevedeva ricognizioni in acqua su imbarcazioni speciali: decisamente lungo, laborioso e poco economico. Il modello degli studiosi, invece, si è basato su calcoli relativi ai Paesi costieri, intesi come quelli che annoverano insediamenti umani entro i 50 chilometri dal mare o dall'Oceano. Oltre ai dati  riguardanti la produzione della plastica, nell'analisi rientravano parametri come la densità di popolazione delle nazioni, lo status economico, le politiche ambientali promosse dai governi, la capacità e la volontà di gestire lo smaltimento con correttezza. Totale: in acqua, per il 2010, sono finiti tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di rifiuti plastici.

I peggiori inquinatori.

I calcoli consentivano di guardare a ciascun singolo Paese e, quindi, di stilare una classifica dei peggiori inquinatori: la black list (nella quale l'Italia è assente) contempla la Cina al primo posto (1,3-3,5 milioni di tonnellate annue), seguita da Indonesia, Filippine, Vietnam e Sri Lanka: numerosi i Paesi ad economia emergente di Africa ed America meridionale ma, a chiudere, anche gli Stati Uniti.

Un fenomeno in drammatica crescita.

Numeri ben più drammatici di quelli riportati da studi precedenti e che, oltretutto, tengono in considerazione soltanto la frazione di plastica che galleggia: per questa ragione, quindi, il modello di Jenna Jambeck sarà senz'altro sottoposto ad ulteriori verifiche. Ma c'è di peggio, se possibile: in riferimento al 2013, la produzione globale di plastica è salita a 299 milioni di tonnellate. Questo significa che la quantità di rifiuti immessi in mare aumenta di conseguenza: e per il 2025 potrebbe addirittura decuplicare, sostengono i ricercatori, e crescere fino al 2100. Prima del picco.