Un team di ricercatori dell'autorevole Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, tra le principali istituzioni al mondo che si occupano di astrofisica, ha supposto che gli enigmatici e potentissimi ‘Lampi radio veloci' (Fast Radio Burst) provenienti dallo spazio profondo potrebbero essere di natura artificiale, e dunque opera di un'avanzata civiltà extraterrestre. I Fast Radio Burst sono segnali radio scoperti soltanto nel 2007, che si manifestano con una fortissima emissione di energia della durata di pochi millisecondi, paragonabile in potenza a quella emessa dal Sole per un lungo periodo.

Ad oggi, con la strumentazione a nostra disposizione siamo riusciti a individuarne poco più di venti; del segnale FRB 121102, gli astronomi della Cornell University di Ithaca hanno recentemente scoperto la provenienza, una galassia nana a 3 miliardi di anni luce dal Sistema solare. Da quando sono stati individuati, la loro origine viene associata a corpi celesti peculiari come stelle di neutroni, magnetar (stelle di neutroni con un enorme campo magnetico) e buchi neri supermassicci, ma si tratta solo di speculazioni. “I Fast Radio Burst sono troppo luminosi rispetto alla loro durata così breve – ha sottolineato Abraham Loeb, direttore dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics -, non abbiamo ancora trovato una fonte naturale plausibile, quindi vale la pena contemplare l’ipotesi che possa esistere una origine artificiale”.

Gli studiosi del centro, fondato nel 1973 dall'Università di Harvard e dalla Smithsonian Institution, sostengono che questi segnali potrebbero essere emessi da giganteschi trasmettitori, grandi quanto un pianeta, e servirebbero per far spostare nello spazio intergalattico astronavi equipaggiate con enormi vele fotoniche. In parole più semplici, i Fast Radio Burst non sarebbero altro che un tassello fondamentale di un avveniristico sistema di propulsione, le cui basi sarebbero tecnicamente possibili, dal punto di vista dei vincoli ingegneristici ed energetici. Le vele fotoniche, conosciute anche come ‘vele solari' quando è l'energia della nostra stella a spingerle, sono un meccanismo già equipaggiato su alcuni satelliti e sonde, ma rappresentano anche il futuro dell'esplorazione spaziale. Basti pensare che dietro a un progetto basato su di esse sta lavorando nientemeno che il celebre astrofisico Stephen Hawking. Naturalmente, quella proposta dai ricercatori americani è solo una speculazione come le altre, tuttavia hanno deciso di vagliarne la validità scientifica in un articolo pubblicato sull'autorevole Astrophysical Journal Letters.

[Illustrazione di Weiss/Cfa]