L'annuncio della NASA relativo al sistema della stella Trappist-1, con i suoi sette pianeti simili alla Terra, si è trasformato in un vero e proprio evento mediatico, trainato non solo dal valore scientifico della scoperta, indubbiamente considerevole tenendo presente anche l'eleganza dell'approccio, ma soprattutto per le fantasie e le proiezioni sin troppo ottimistiche scaturite dalle proprietà di questi corpi celesti. Trappist-1, com'è ormai noto a tutti, è una stella nana rossa “ultrafredda”, con una temperatura sensibilmente inferiore a quella del nostro Sole (2.200° centigradi contro 5.500) e una massa che è circa l'8 percento. Nonostante queste differenze, a causa della distanza ravvicinata dei pianeti alla stella, addirittura inferiore a quella che separa il Sole da Mercurio, tre di essi (ma potrebbero essere tutti e sette) si trovano nella cosiddetta fascia abitabile, quella che in teoria permetterebbe l'esistenza dell'acqua allo stato liquido sulla superficie. Benché per le conferme saranno necessarie ulteriori e approfondite indagini, per le quali si attende il lancio in orbita dell'erede spirituale di Hubble, il costosissimo James Webb Telescope, si è già parlato di vita extraterrestre, esplorazioni spaziali e colonizzazione. I freddi numeri e le tecnologie in nostro possesso, tuttavia, ci riportano alla dura realtà del nostro bistrattato pianeta, sul quale dovremo permanere ancora molto, molto a lungo.

Così vicini, così lontani.

Dal punto di vista prettamente astronomico, 39 anni luce, ovvero la distanza del sistema solare Trappist-1 dalla Terra, è un cosiddetto “tiro di schioppo”. Basti pensare che il solo disco stellare della nostra galassia, la Via Lattea, si stima abbia un diametro di 100 mila anni luce. Tenendo presente che la luce viaggia a 300 mila chilometri al secondo, è facile dedurre che tradotto in chilometri si tratti di una distanza semplicemente mostruosa. Prendiamo come esempio il sistema stellare più vicino al nostro, quello di Alpha Centauri, che si trova a circa 4,37 anni luce dalla Terra. Con le nostre sonde più veloci impiegheremmo qualcosa come 30mila anni per raggiungerlo, con ‘semplici' sonde robotiche! Ciò significa che una missione umana sui pianeti di Trappist-1, anche se venisse confermato al 100 percento il loro status di eden terrestre, con le tecnologie attuali è semplicemente impraticabile. Naturalmente questo dettaglio non diminuisce il fascino della scoperta, ma sicuramente raffredda l'entusiasmo palesato dai colonizzatori virtuali.

pianeti sistema solare

Limiti e speranze tecnologiche.

Alcuni scienziati sono a lavoro su motori e soluzioni avveniristiche che potrebbero spingere molto più in là i limiti dei nostri attuali sistemi, ma per quelle distanze si tratterebbe sempre di soluzioni insufficienti per l'esplorazione umana. Del resto siamo mortali e la nostra vita è effimera, innanzi all'infinito. Ma come 200 anni fa era inimmaginabile pensare di volare, non è possibile escludere del tutto la scoperta di una tecnologia per “piegare” lo spazio-tempo a nostro favore; fisica teorica che comunque, ad oggi, abbraccia la fantascienza. Potrebbero aiutare tecnologie di ibernazione, come il famoso “crio-sonno” visto in pellicole come Avatar, ma anche in questo caso si tratta di progetti allo stato embrionale, come suggerisce una recente ricerca nella lotta al cancro.

nasa trappist

C'è acqua sui pianeti di Trappist-1?

Acclarata l'impossibilità fisica di raggiungere Trappist-1 e i suoi affascinanti pianeti, ciò non impedisce di valutare il loro potenziale come ‘casa' adatta ad ospitare la vita umana. Secondo i dati diffusi dalla NASA, i tre pianeti e, f e g sono probabilmente in rotazione sincrona fra loro, rispettivamente a 1,5 milioni, 2,2 milioni e 4,5 milioni chilometri di distanza dalla nana rossa, le cui dimensioni sono leggermente superiori a quelle di Giove. Hanno un periodo orbitale estremamente ridotto rispetto a quello della Terra, ma grazie alla distanza e alle caratteristiche della stella possono essere considerati dei cosiddetti “Godilock planets”, ovvero pianeti nella zona abitabile ove è possibile sia presente acqua allo stato liquido. Ne avremo la conferma solo attraverso future osservazioni. Le temperature superficiali stimate spaziano da 0 a 100° centigradi, ma vanno tenute in seria considerazione le potenziali, elevatissime escursioni termiche tra la faccia illuminata e quella all'ombra dei pianeti. È possibile che le aree più idonee per ospitare acqua e vita siano quelle crepuscolari.

Il mistero della vita.

Sapere se sui pianeti di Trappist-1 vi sia la vita, perlomeno come la intendiamo noi, è naturalmente ancor più complesso che stabilire la presenza di acqua o di un'atmosfera, un altro dei parametri fondamentali per ospitare eventuali coloni umani. Le nane rosse come Trappist-1 sono note per emettere eruzioni solari (brillamenti) molto più intense di quelle del nostro Sole, e questo potrebbe essere un punto a sfavore dei nuovi pianeti, individuati grazie al telescopio spaziale Spitzer e ad altri strumenti, sia in orbita che a terra. Esse potrebbero infatti determinare l'assenza sia dell'atmosfera che della vita stessa. Per quanto riguarda quest'ultima, credere che essa sia presente solo sul nostro pianeta, anche per un semplicissimo discorso statistico, è piuttosto ingenuo; non è un caso che numerosi astrofisici di fama internazionale – come lo stesso Stephen Hawking – siano assolutamente certi della sua esistenza. È impossibile prevedere che tipo di forme biologiche possano vivere sui pianeti di Trappist-1, qualora vi fossero realmente, e non si può escludere che come noi scrutiamo quel sistema, qualcun altro stia facendo la stessa cosa da lì, puntando il nostro pianeta. La vita è originata sulla Terra circa 3,5 miliardi di anni fa, forse portata dalle comete: con i miliardi di stelle presenti nella sola Via Lattea, è indubbio che essa possa essere sbocciata anche altrove.

[Illustrazioni di NASA]