Un team di ricerca del prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) e dell'Università di Berkley ha costruito un dispositivo in grado di generare acqua sfruttando la sola energia solare, anche in condizioni di scarsa umidità. Esattamente come il riso geneticamente modificato per resistere alla siccità e alle membrane di desalinizzazione sempre più efficaci, il solar-powered harvester è stata progettata per rispondere agli effetti dei cambiamenti climatici, che da alcuni anni stanno avendo un impatto estremamente negativo sulle colture e sulle disponibilità di acqua dolce.

Attualmente, il prototipo progettato dalla squadra del professor Omar Yaghi, docente di chimica presso il Lawrence Berkeley National Laboratory, si trova ancora in una fase sperimentale, ma ha dato ottimi risultati anche in condizioni reali. Dopo esser stato lasciato sul tetto del MIT, infatti, in dodici ore di esposizione è riuscito a produrre circa tre litri di acqua, un risultato che può essere ottenuto in ambienti aridi dove l'umidità è appena del 20 percento. “Questo è un passo avanti importante nella sfida di lunga data per la raccolta di acqua dall'aria a bassa umidità”, ha sottolineato con orgoglio il coordinatore dello studio. “Non esiste altro modo per ottenere lo stesso risultato in questo momento, se non utilizzando energia supplementare. Il vostro deumidificatore elettrico a casa ‘produce' acqua molto costosa”, ha aggiunto con ironia il ricercatore.

La struttura del MOF utilizzato nel dispositivoin foto: La struttura del MOF utilizzato nel dispositivo

Ma come funziona esattamente la mietitrice ad energia solare? Il cuore pulsante del progetto sono i cosiddetti MOF, acronimo di metal-organic framework, ovvero strutture metallo-organiche, materiali peculiari organizzati in modo da avere una elevatissima porosità. Il professor Yaghi li studia da oltre 20 anni, e nel corso del tempo ne sono stati realizzati circa ventimila, ma solo nel 2014 ha avuto l'idea di sfruttarne uno a base di zirconio e acido adipico per raccogliere acqua dall'aria secca, sfruttando reazioni col vapore acqueo. Il dispositivo, in parole semplici, sfrutta il riscaldamento prodotto dalla luce solare per far condensare l'acqua su una piastra, che poi gocciola nel contenitore attraverso un collettore. I ricercatori spiegano che con altri materiali è possibile ottenere risultati molto migliori in termini di efficienza, e che in teoria potrebbero essere sfruttate anche le ore notturne. I risultati sono comunque estremamente promettenti ed è possibile che vedremo molto presto in commercio dispositivi basati su questi risultati. I dettagli sul solar-powered harvester sono stati pubblicati sulla rivista Science.

[Foto di MIT/Università di Berkley]