in foto: Il Mare Tranquillitatis, sul lato della Luna visibile dalla Terra

Cosa c'è sulla faccia della Luna che non possiamo vedere poiché guarda verso le immensità spaziali anziché volgersi verso la Terra? A quanto pare poco o niente: fin da quando, nell'ottobre del 1959, la sonda sovietica Luna 3 raccolse per prima le immagini del volto segreto del nostro Satellite, molti dubbi sono sorti sulla formazione di questo piccolo oggetto celeste. Le osservazioni effettuate a partire da 55 anni fa hanno, infatti, sempre evidenziato come le due superfici lunari presentassero morfologie estremamente differenti l'una dall'altra: sulla faccia nascosta della Luna i mari lunari rappresentano appena il 2,5% del totale dell'area, mentre il lato che guarda il nostro Pianeta è costituito per il 31,2% da quelle zone oscure che gli antichi chiamarono maria. In compenso, sulla superficie nascosta si contano molti più crateri, in grado di conferire un aspetto evidentemente accidentato al dark side of the moon: come spiegare tali profonde diversità?

L'apocalisse cosmica all'origine della Luna.

Alcuni ricercatori americani sostengono di aver risolto questo mistero. In un articolo pubblicato da The Astrophysical Journal Letters, gli astronomi della Pennsylvania State University avanzano l'ipotesi che tale differenza vada ricercata nell'origine stessa del nostro Satellite e sarebbe dunque il frutto di fenomeni verificatesi in epoche remotissime: sostanzialmente poco dopo la nascita della Luna da una collisione della Terra con un oggetto celeste delle dimensioni di Marte, secondo quella che è la teoria maggiormente accettata negli ultimi tempi dalla comunità scientifica. L’impatto con quel corpo chiamato Theia, avvenuto pare tra i 50 e i 100 milioni di anni dopo la formazione del Sistema Solare, avrebbe staccato dal nostro Pianeta un enorme frammento (creando forse la depressione dell'Oceano Pacifico) che sarebbe poi divenuto il Satellite: ed ecco cosa accadde dopo e in che modo finì per condizionare l’aspetto attuale del lato oscuro della Luna.

Il dark side of the Moon fotografato dall'Apollo 16in foto: Il dark side of the Moon fotografato dall'Apollo 16

Questione di temperatura.

All'epoca il Satellite doveva essere molto più vicino al Pianeta ma rivolgeva comunque verso di esso la medesima faccia che conosciamo: lentamente l’interazione Terra-Luna ha portato quest’ultima ad allontanarsi di 10 o anche 20 volte pur non alterando la regolarità dell’orbita che si limitò ad allungarsi. Proprio il suo volto nascosto fu il primo a raffreddarsi: le roventi temperature della Terra in seguito all'impatto (pari a circa 2.500° Celsius) si abbassarono più rapidamente sulla Luna a causa delle dimensioni inferiori del Satellite. Ciononostante, restava un lato che continuava a guardare verso il Pianeta infuocato il quale si trovava anche particolarmente vicino: questo squilibrio ha determinato il fatto che i primi metalli abbiano iniziato a condensarsi sull'altro versante, quello che guarda verso l'Universo, decisamente più adatto in virtù della sua temperatura inferiore, andando così a creare una crosta piuttosto spessa e resistente formata principalmente da calcio ed alluminio.

A questo punto, quando l’inteso bombardamento di oggetti celesti ha iniziato ad interessare la Luna e la Terra (e non soltanto), il lato del Satellite che puntava verso il nostro Pianeta aveva ancora una morfologia estremamente fragile che fu così più facilmente attaccata dalle piogge di materiali. Al contrario, il lato nascosto era ben protetto e "corazzato" contro le rocce a causa dei metalli pesanti dei quali si era progressivamente arricchito, ragion per cui in ben pochi punti la sua superficie risultò "scrostata" come sull'altro versante, dove le rocce di impatto andarono a creare invece ampie zone d'ombra che ai nostri occhi appaiono ancora come quei misteriosi ed affascinanti "mari lunari" secchi e privi di vita.