In occasione dell'ultimo Congresso Europeo di Reumatologia (EULAR 2017), attualmente in corso di svolgimento a Madrid, in Spagna, sono stati presentati due differenti studi che hanno mostrato passi concreti significativi nel trattamento della artrite psoriasica. Si tratta di un'artrite infiammatoria di origine autoimmune che può essere associata – ma non sempre – alla psoriasi, patologia cronica della pelle caratterizzata da lesioni che possono ricoprire anche buona parte del corpo, sebbene nella maggior parte dei casi si concentrino sul cuoio capelluto, all'altezza di ginocchia e gomiti, sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi.

Nel primo dei due studi, condotto da ricercatori dell'Ospedale Providence St. Joseph Health Systems (Svezia) e dell'Università di Washington, è stata evidenziata l'efficacia del farmaco tofacitinib, un inibitore della Janus chinasi (JAK) che già in passato aveva dato buoni risultati. Somministrato in tavolette da 5 o 10 milligrammi per tre mesi due volte al giorno a 422 pazienti, il farmaco ha ridotto i sintomi di entrambe le condizioni (artrite e psoriasi) e dato migliori risultati rispetto al placebo. I pazienti avevano un'età media di 47,9 anni e gli effetti positivi sono rimasti evidenti anche a un anno di distanza dal trattamento. “Dal momento che tofacitinib è una tavoletta e non un'iniezione, quando riceverà l'approvazione per la regolamentazione è probabile che diventi molto popolare sia tra medici che tra i pazienti”, ha sottolineato l'autore principale dello studio, il professor Philip Mease.

Nel secondo studio, condotto da ricercatori della Oregon Health & Science University di Portland (Stati Uniti), è stata invece dimostrata l'efficacia del Guselkumab, un farmaco innovativo che va ad affiancarsi al tofacitinib. Somministrato a 149 pazienti con placche psoriasiche estese su almeno il 3 percento della superficie corporea, il farmaco ha determinato un significativo miglioramento dei sintomi articolari legati all'artrite, agevolato la funzione fisica, ridotto gli effetti di entesite, dattilite e psoriasi. Nel complesso ha dunque fornito un contributo tangibile nel migliorare la qualità della vita dei pazienti. Come nel caso della ricerca con tofacitinib, il Guselkumab ha dato risultati incoraggianti rispetto al placebo ed è stato ben tollerato; gli effetti collaterali più comuni sono state alcune infezioni, emerse nel 17 percento dei pazienti trattati col farmaco e nel 20 percento di quelli trattati con placebo. Entrambi i nuovi trattamenti rappresentano una speranza concreta nel contrasto di questa patologia autoimmune, che, si stima, in Italia interessa dai 12mila ai 60mila pazienti.

[foto di Hans]