in foto: E. Aldrin sulla Luna, ma.. quel punto in alto a sinistra è una teda? No, solo un masso illuminato dal Sole.

Sullo sfondo niente stelle, se non quella rossa dell'Unione Sovietica. Potremmo riassumere così la teoria del complotto lunare, ossia tutto il dibattito volto a dimostrare che quel 21 luglio del 1969, quando Neil Armstrong scese dall'Apollo 11 dopo l'allunaggio del giorno precedente, successe assolutamente il nulla: niente primo uomo sulla Luna, niente "Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità". Solo un set, due attori e tanta paura che il nemico degli Stati Uniti bruciasse le tappe mettendo in ridicolo il "mondo libero". Nel 1961, infatti, Jurij Gagarin divenne il primo uomo a volare nello Spazio e sul suo casco non c'erano né stelle né strisce. Solo CCCP. Eppure, nonostante l'apparente vantaggio del blocco bolscevico, furono gli americani a portare per la prima volta l'uomo sulla Luna.

A oltre 45 anni di distanza dall'allunaggio dell'Apollo 11, sono ancora molti i sostenitori della teoria del complotto. Negli Stati Uniti la quota di quanti credono che quella di Neil Armstrong e Buzz Aldrin fu tutta una messa in scena ammonta al 6% della popolazione americana, mentre la Rete e gli scaffali delle librerie di nicchia (e non solo) si riempiono di nuove critiche e, spesso, anche di materiale contraffatto, creato con dolo e riproposto ingenuamente. A contribuire non poco alla diffusione di questa teoria è stata la televisione, che – anche quella di stato con tutta l'autorevolezza che ancora le viene riconosciuta da qualcuno – ha esposto i punti salienti dei complottisti, sorvolando però sulle spiegazioni di Nasa ed esperti dell'argomento.

In Italia a ristabilire la verità è stato, forse più di tutti, Paolo Attivissimo, giornalista demistificatore di complotti e falsi miti. Membro del CICAP, Attivissimo ha affrontato l'argomento in "Luna? Sì, ci siamo andati", un saggio di facile lettura che si può scaricare gratuitamente a questo indirizzo (o a pagamento su supporto carteceo o ebook). Vediamo nel dettaglio quali sono le prove che i sostenitori della "farsa stellare" più spesso adducono a sostegno delle proprie idee e quali sono le spiegazioni ufficiali.

  1. Non si vedono le stelle. Perché non si vedono le stelle alle spalle degli astronauti americani? La risposta a questa domanda non è: dimenticanza (peraltro molto ingenua) di supposti scenografi, ma esposizione alla luce diretta. Il fatto che lo Spazio appaia buio come la notte sulla Terra non deve trarre in inganno: gli astronauti sono esposti alla luce diretta del Sole. Sulla Luna, insomma, è giorno e se non si vede il cielo celeste è perché sul nostro satellite naturale non esiste atmosfera. Non è dunque possibile vedere la luce delle stelle soltanto perché troppo flebile rispetto a quella del Sole: esattamente lo stesso motivo per cui non vediamo le costellazioni in città.
  2. Ombre non parallele. Secondo i lunacomplottisti le ombre proiettate da Armstrong, Aldrin e dalle apparecchiature sono alterate da più fonti di luce, come quelle di un set cinematografico. Tuttavia si parte da un assunto errato e cioè che una fonte di luce possa produrre solo ombre parallele. In realtà possono non apparire tali in presenza di un terreno irregolare e soprattutto assumendo prospettive diverse da quelle della fonte di luce.
  3. Nessun cratere lasciato dalla navicella. Sotto al modulo lunare non c'è il cratere perché – semplicemente – si tratterebbe solo di scenografia. Oppure la spiegazione è un'altra: la Luna ha un sesto della forza di gravità terrestre, per cui i motori devono sostenere un peso molto inferiore per atterrare. Inoltre la superficie terrestre ha una importante componente rocciosa rispetto a quella sabbiosa.
  4. Foto perfette. Sembrano stare tutti in posa: astronauti e persino oggetti. Registi ed attori abilmente selezionati? No, semplicemente un'opera certosina – questa volta sì – di propaganda ha portato la Nasa a divulgare soprattutto le foto ben fatte, ma andando a scavare nei suoi archivi se ne trovano anche di pessime.
  5. La bandiere sventola: c'è aria! Ma se sulla Luna non c'è aria, come mai la bandiera americana risulta garrire al vento? In realtà la Nasa aveva previsto che il governo degli Stati Uniti non avrebbe gradito l'immagine di una bandiera ricadere tristemente su se stessa per l'eternità, per cui aveva consegnato agli astronauti una bandiera con due assi: quella che si fissa al terreno e, ad angolo retto, quella che mantiene disteso il drappo. Vedendo nel dettaglio le foto si osserva che l'apparente movimento della bandiera è dato da piegature nette, non arrotondate: le stelle e le strisce non saranno ricadute su sé, ma risultano essere sgualcite dall'astronauta che ha fissato il vessillo sul suolo lunare.
  6. L'ombra che arriva fino all'orizzonte. In una delle foto divulgate dalla Nasa, l'ombra del modulo lunare sembra arrivare all'orizzonte. In realtà non si tratta della fine della scenografia, ma solo del bordo di un cratere, oltre il quale prosegue il paesaggio fino all'orizzonte non visibile alla macchina fotografica. In generale sono state più volte evidenziate delle imperfezioni che denuncerebbero la falsità della missione, ma le foto prese a controprova di ciò sono spesso immagini in bassa qualità, logorate da una riproduzione continua delle riproduzioni stesse. Le immagini originali, e i relativi ingrandimenti, sono sufficienti a placare tentazioni complottistiche.
  7. Crivellati dai colpi dello Spazio. Qui è anche la faccia "brutta" della Luna a suggestionare: considerata l'assenza di atmosfera, il nostro satellite dovrebbe essere "bombardato" da meteoriti. E' vero che la Luna non ha la nostra protezione naturale, ma è altrettanto vero che sulla sua superficie è scritta la storia del Sistema Solare e che quelle ferite sono il frutto di quattro miliardi e mezzo di anni. Vale a dire che gli impatti non sono poi così frequenti. Anche per i meteroidi, frammenti rocciosi o metallici che raggiungono anche gli 80.000 km/h, è difficile che si presenti una pioggia tanto fitta da essere letale su persone munite di tuta protettiva. Se così fosse, anche la Stazione Spaziale Internazionale avrebbe lo stesso problema.
  8. Le comunicazioni radio. Molti hanno sottolineato la simultaneità di invio-arrivo del messaggio dalla Terra agli astronauti: eventualità impossibile, visto che sono necessari circa due secondi perché le informazioni viaggino nello spazio ad una distanza simile. I video diffusi in Rete su tale ipotetico errore della regia sono semplicemente falsi e contraffatti ad arte: i documenti dell'epoca mostrano che le comunicazioni furono effettivamente caratterizzate dai ritardi dovuti a quei 390.000 km circa di distanza tra emittente e ricevente.
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