Mentre il referendum trivelle si fa più vicino, il WWF pubblica il nuovo report intitolato “Tutela delle comunità attraverso la Natura: i Siti Naturali Patrimonio Mondiale come volano per lo Sviluppo Sostenibile” che dimostra come molti siti naturali, considerati patrimonio mondiale, siano attualmente a rischio a causa delle nostre attività industriali. Ciò comporta non solo gravi rischi per l'ambiente, ma anche pericolose ripercussioni economiche sulle popolazioni locali che sopravvivono proprio grazie alle ricchezze fornite da questi luoghi.

“Dalle barriere coralline del Belize alla foresta pluviale di Sumatra, dal Coto Donana alla Riserva di Selous in Tanzania, dal Lago Turkana in Kenya alla Foresta Dong Phayayen_Khao Yai in Tailandia. Anche Delta del Po e Laguna di Venezia e isole Eolie” questi sono solo alcuni dei siti a rischio. Nello specifico si parla di 114 siti naturali o di natura mista, su 229, in cui si prevede di concedere l'estrazione di gas e petrolio, così come si prevedono concessioni minerarie.

Da sole queste aree, che rappresentano lo 0,5% della superficie del Pianeta, riescono ad offrire sostentamento a 11 milioni di persone grazie al turismo, alle attività ricreative, all'esportazione e ad altre risorse locali. Per non parlare del rifugio e dell'habitat che offrono alle specie animali e alla vegetazione.

I numeri racconti e pubblicati nel record parlano chiaro:

  • 2/3 dei siti sono cruciali per l’approvvigionamento di acqua
  • oltre il 50% garantisce servizi naturali fondamentali quali la stabilità del suolo, la prevenzione dalle inondazioni e il sequestro di carbonio
  • 10,5 miliardi di tonnellate di carbonio è ‘contenuto’ nel sistema di siti WH”.
  • Il WWF sottolinea come questi siti dovrebbero essere tutelati e non messi in pericolo da attività potenzialmente dannose e distruttive

[Foto copertina di dronepicr]