In attesa del via libera in Europa al vaccino anti-Covid per i ragazzi dai 12 ai 15 anni, l’Italia valuta le prossime mosse della campagna di immunizzazione, con l’idea di aprire progressivamente le somministrazioni ai più giovani. Si partirà probabilmente in estate, coinvolgendo anche le scuole, che potrebbero essere utilizzate come hub vaccinali, e il contributo più concreto di farmacie e medici di base per le inoculazioni. Nel frattempo, la Food and Drug Administration (FDA), l’Agenzia del dipartimento della Sanità Usa, ha autorizzato l’uso del siero di Pfizer per gli adolescenti, fissando per il mese prossimo la riunione per discutere l’eventuale approvazione sotto i 12 anni. Non manca però l’esitazione di alcuni genitori, incerti sull’importanza della vaccinazione per i propri figli. Ne abbiamo parlato con il dott. Riccardo Lubrano, professore associato del Dipartimento di Pediatrica dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma e direttore dell’Unità Operativa di pediatria e Neonatologia del Polo di Latina, presidente della Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza Pediatrica (SIMEUP).

Allora professore, è sicuro vaccinare i ragazzi?

Certo che è sicuro, i vaccini sono tra i farmaci più sicuri che abbiamo a disposizione. Sono sottoposti numerosi studi e valutazioni, con controlli approfonditi, a dir poco ossessivi, partita per partita, prima della loro distribuzione. Sono quindi un ottimo strumento, sicuro e di qualità. La cosa migliore che possiamo offrire ai ragazzi per evitare la malattia e le sue conseguenze dannose.

Perché ampliare la vaccinazione anche all’età pediatrica?

Per raggiungere un’immunità di gregge che diminuisca la diffusione della malattia infettiva. Per questo è importante vaccinare il maggior numero di persone: più soggetti vaccinati abbiamo, minore sarà la diffusione dell’infezione, come del resto stiamo già osservando nel Regno Unito, dove i risultati della vaccinazione sono estremamene interessanti.

Eppure ci sono genitori preoccupati dalla vaccinazione dei propri figli…

Sono posizioni che non riesco a comprendere. Come quelle di alcuni genitori che si rivoltano quando si parla delle mascherine. Pensi che in quest’ultimo anno abbiamo avuto un calo nell’uso antibiotici per la fascia pediatrica che oscilla intorno all’80%. L’abbiamo chiaramente visto nell’area dove lavoro, a fronte della diminuzione delle infezioni in generale, grazie all’uso delle mascherine, al lavaggio delle mani e al distanziamento sociale. È anche vero che è stato un lockdown estremamente rigoroso, ma di sicuro queste misure di prevenzione hanno avuto effetti importantissimi sulla diffusione delle malattie.

Quali sono i reali rischi della vaccinazione?

Come tutti i farmaci, possono esserci rarissime reazioni allergiche, ma sono davvero numeri bassissimi e in percentuali di gran lunga inferiori rispetto ai danni causati dalla stessa malattia infettiva.

E invece cosa si rischia a non fare la vaccinazione anti-Covid?

Si rischia la cosa più ovvia, cioè di contrarre la malattia, che poi in alcuni casi può essere più o meno grave. Ma c’è anche il dovere sociale di proteggere gli altri, perché la vaccinazione impedisce la diffusione dell’infezione, proteggendo così anche le fasce che possono risultare più vulnerabili.

L’effetto che abbiamo su tutta la popolazione è importantissimo. Rifiutare una vaccinazione vuol dire tornare secoli indietro.

Quando pensa arriverà la vaccinazione per gli adolescenti?

Da qualche giorno c’è stata l’approvazione dell’ente regolatorio degli Stati Uniti e credo che si arriverà presto all’autorizzazione anche in Europa. Ma prima di entrare nel loop di vaccinare i ragazzi, non dimentichiamoci di tutte le altre persone. Adesso è importante avere le dosi che ci serviranno per andare progressivamente avanti nel nostro programma di vaccinazione. Quando poi si abbasseranno le fasce di età, verranno vaccinati anche i più giovani.

Cosa direbbe allora a quei genitori che mettono in dubbio i benefici della vaccinazione?

Che sono dubbi infondati, perché non abbiamo alcuna evidenza scientifica che ci dice di non vaccinare i ragazzi. Allora perché dire no? Dovrebbe esserci una motivazione, non si può dire non lo faccio e basta…

E a chi dice che i ragazzi contagiati non rischiano perché restano asintomatici?

Gli direi che non è vero, perché anche nell’età pediatrica ci sono stati casi di Covid che hanno portato a problematiche e complicazioni. E che abbiamo comunque un dovere sociale, attraverso la vaccinazione, di difendere chi non può essere vaccinato e ha bisogno di un’immunità di gruppo. In questa situazione, pensare solo a se stessi è gravissimo. Certamente il peggior modo per affrontare le cose.