I ricercatori sono riusciti a sviluppare due ‘vaccini' che riducono la dipendenza da eroina e il rischio overdose nei topi. Quanto scoperto potrà forse presto passare alla fase successiva, quella cioè di test sull'essere umano: ad oggi infatti gli esperimenti sono stati effettuati unicamente sui topi.

La dipendenza da eroina. Prima di sperimentare come ‘vaccinarci' dalla droga, i ricercatori hanno reso dipendenti dall'eroina un gruppo di ratti: questi avevano a loro disposizione un distributore di eroina al quale potevano attingere ogni volta che desideravano, rischiando l'overdose e ‘alimentando' la loro dipendenza con una crescente quantità di sostanza assunta ogni giorno.

Vaccino anti eroina. I ricercatori del The Scripps Research Institute (TSRI) hanno effettuato due diversi esperimenti. Nel primo hanno testato un vero e proprio vaccino che allena gli anticorpi del sistema immunitario a riconoscere e legarsi alle molecole dell'eroina impedendo alla droga di raggiungere il cervello e quindi di ‘sballare' la persona (in questo caso il topo) che ne fa uso: questo permetterà di eliminare la motivazione ad utilizzare la droga stessa. Al vaccino i ricercatori hanno aggiunto un ‘aiutino' per spingere la risposta del sistema immunitario rendendola più efficace: la tossina tetanica, l'allume e CpG ODN.

Stimolazione cerebrale profonda. I ricercatori precedentemente hanno anche testato gli effetti della stimolazione cerebrale profonda su questi animali e ne hanno osservato gli effetti. La stimolazione cerebrale profonda consiste nell'inviare stimolazione elettrica, attraverso elettrodi impianti nel cervello, in una regione chiamata ‘nucleo subtalamico' (corpo di Luys) ed è già utilizzata per trattare i disturbi ossessivi-compulsivi e i tremori del Parkinson.

I test effettuati. Dai dati raccolti è emerso che i ratti che assumevano eroina liberamente, col tempo non incrementavano la dose quotidiana, diversamente da quanto accadeva invece per il gruppo di controllo su cui non veniva applicata la stimolazione. E non solo, ulteriori test hanno dimostrato che alcuni soggetti tendevano non solo a non incrementare la dose, ma proprio a ridurla: questo fa pensare che la stimolazione cerebrale profonda possa essere utilizzata un domani per trattare le dipendenze ed evitare anche l'overdose.

Test sull'uomo. Secondo gli scienziati, gli ottimi risultati ottenuti sui topi (che ricordiamo non essere naturalmente portati per le dipendenze da droghe) da entrambi gli esperimenti potrebbero portare un domani alla sperimentazione sull'essere umano: attendiamo di saperne di più.