Sta facendo discutere l’iniziativa dei cosiddetti “citizen scientist”, i cittadini scienziati che unendo le loro forze hanno cominciato a ideare e realizzare vaccini fai-a-te contro il coronavirus. A denunciare il fenomeno, in un articolo pubblicato sulla rivista Science, è un gruppo di bioeticisti guidato da Christi Guerrini del Centro per l’Etica medica e la Politica sanitaria del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, che mette in guardia dalle formulazioni fatte in casa.

Oltre alle questioni legali, etiche e di salute pubblica relative ai vaccini fai-da-te, i cittadini-scienziati sperimentano le loro formulazioni su se stessi, promuovendo in rete i materiali e gli ingredienti necessari alla preparazione. Qualcosa che, evidentemente, è al di fuori di ogni regola della ricerca scientifica e che “potrebbe essere molto più pericolosa di quanto le persone possano credere – ha dichiarato in una nota Jacob S. Sherkow, professore di Diritto presso l’Università dell'Illinois e coautore dell’articolo – . Siamo tutti favorevoli all’idea di un vaccino contro il virus ma le persone devono capire che un qualsiasi rimedio casalingo non sarà necessariamente d’aiuto, e alcuni potrebbero benissimo essere fatali”.

Gli esperti ritengono che l’interesse nei confronti degli approcci fai-da-te nasca dall’errata convinzione che l’auto-sperimentazione non sia soggetta alle laboriose revisioni dei comitati etici o delle autorità di regolamentazione dei farmaci. “Ma questa mancata consapevolezza ha implicazioni potenzialmente disastrose per la salute pubblica. Le persone dovrebbero essere coscienti che il solo fatto di sperimentare un qualcosa su se stesse non rende quella cosa legale. Alcune auto-sperimentazioni possono qualificarsi come ricerche su soggetti umani, e in quanto tali devono essere sottoposte a revisione etica, per legge o per politica istituzionale. Solo perché è un auto-sperimentazione non vuol dire avere carta bianca”.

Uno dei gruppi che si sta dedicando all’iniziativa di vaccino formulato cittadini-scienziati si chiama RaDVaC, acronimo di Rapid Deployment Vaccine Collaborative. “Si tratta di un fenomeno – ha osservato Guerrini – che potrebbe produrre un effetto opposto a quello che ha animato finora questi ricercatori fai-da-te, finendo per indebolire la fiducia nello sviluppo e nella sicurezza del vaccino anti-pandemico”.

L’appello degli esperti è a tutti i cittadini scienziati, in particolare ai professionisti che hanno aderito a queste iniziative: “Devono prendere sul serio la loro più alta responsabilità etica quando promuovono interventi o trattamenti fai da te, specialmente quelli con potenziali gravi effetti sulla salute pubblica e sulla società – ha concluso Sherkow – . È importante riconoscere che tali responsabilità si espandono quando è in gioco la salute pubblica, come con lo sviluppo del vaccino Covid-19”.