Si chiama Utqiagvik la città dell'Alaska che ha iniziato la sua notte polare: per i prossimi 65 giorni infatti il sole non brillerà abbastanza da portare con sé il giorno, ma regnerà l'oscurità. Si tratta di un periodo che si ripete ogni anno nel Circolo Artico, in pratica fino al 23 gennaio 2019 i cittadini questa città non vedranno la luce. In compenso, durante l'estate, non vedranno la notte. Ma perché?

Solo notte e solo giorno. Il nord dell'Alaska si trova sul Circolo Artico che, durante l'inverno, è rivolto verso l'esterno del sistema solare, quindi non verso il Sole che sembra dunque non albeggiare mai, lo stesso discorso vale per l'estate, quando l'emisfero si trova maggiormente rivolto verso il Sole, che sembra dunque non tramontare mai.

La notte polare. La notte polare è dunque quel periodo dell'anno in cui i territori che si trovano tra i due poli e il relativo circolo polare vivono nell'oscurità per 24 ore, poiché il Sole resta sempre sotto l'orizzone, non permettendo così il passaggio della sua luce. Il periodo totale dura 6 mesi e interessa diverse aree geografiche polari in momenti differenti, cioè in base alla latitudine.

Conseguenze sulla salute della notte polare. Vivere per più di due mesi al buio, per quanto possa sembrare affascinante, ha però vari risvolti negativi sul nostro stato di salute. Principalmente, giornate consecutive di buio incrementano il rischio di andare incontro a depressione. Alcuni soffrono di Sindrome affettiva stagionale – SAD, un disturbo depressivo dell'umore che colpisce quando la serotonina e il SERT scarseggiano e che provoca malumore, melanconia e tristezza. Lo stesso disturbo può colpire anche noi, più lievemente, quando arriva la stagione fredda e quando cioè le giornate si accorciano e le ore di buio aumento.