Urano 2.0

Scoperto a 25mila anni luce dalla terra, il nuovo pianeta fa parte di un sistema solare "doppio" dal nome OGLE-2008-BLG-092L. Il pianeta, già rinominato Urano 2.0, è grande quattro volte il corpo celeste del nostro sistema e potrebbe aiutare gli scienziati a risolvere il mistero della creazione dei giganti di ghiaccio formatisi vicino alla terra.
Il nuovo pianeta e Urano sono infatti accomunati dalla stessa distanza che li separa dalle rispettive stelle, elemento che rende la nuova scoperta estremamente interessante agli occhi degli astronomi: si tratta del primo "gemello" di un gigante ghiacciato avvistato al di fuori del nostro sistema solare.

I pianeti della Via Lattea sono infatti divisi in più categorie; ci sono quelli rocciosi come la Terra, i pianeti gassosi come Giove e, infine, i giganti ghiacciati. In quest'ultima categoria rientrano i nostri "vicini" Urano e Nettuno. A differenza dei pianeti composti da idrogeno ed elio, i giganti ghiacciati sono composti in larga parte da metano ghiacciato, il quale gli conferisce la caratteristica colorazione blu.
La scoperta è stata effettuata da un team di scienziati guidato da Radek Poleski, un ricercatore della Ohio State University. "Nessuno può dire con precisione perché Urano e Nettuno siano posizionati sull'orlo esterno del nostro sistema solare. I nostri modelli ipotizzano che si siano formati più vicini al sole" ha spiegato Poleski "Una teoria è che abbiano preso forma in prossimità della stella per poi essere ‘spostati' da Giove e Saturno. Forse è proprio questo spostamento ad aver innescato il cambiamento, cosa che nel nuovo pianeta sarebbe stata possibile grazie alla forza esercitata dalla seconda stella presente nel sistema".

Questo sistema solare doppio si trova nella Via Lattea in direzione della costellazione del sagittario. Una delle due stelle è grande quanto un terzo del nostro sole, mentre l'altra solo un sesto. L'esopianeta è stato scoperto grazie ad un fenomeno chiamato lente gravitazionale, il quale "ingrandisce" i corpi celesti quando la luce di una stella lontana viene influenzata dalla forza gravitazionale di un altro sole, creando una sorta di lente d'ingrandimento naturale.
"Siamo stati fortunati ad individuare il pianeta durante uno di questi eventi causati dalle due stelle presenti nel sistema" ha concluso Poleski "Se l'orientamento fosse stato differente avremmo visto solo il pianeta e l'avremmo bollato come semplice pianeta interstellare (che non orbita intorno a nessuna stella, ndr)".